’Ndrangheta, il figlio del boss del Vibonese nelle carte della Dda: «Anello di congiunzione con i Casalesi» (NOME)
Un anno di detenzione comune nel reparto Alta Sicurezza ha siglato l'alleanza. Dialoghi lampo tra Vibo e Caserta per gestire l'affare cocaina
Non solo i Bellocco di Rosarno. I tentacoli della fazione Zagaria del clan dei Casalesi, protesi verso la Calabria per assicurarsi canali privilegiati nel traffico di stupefacenti, avrebbero raggiunto anche il cuore del Vibonese, stringendo rapporti con i vertici della cosca Patania di Stefanaconi.
L’inchiesta, che ha portato all’arresto di 23 persone legate alla criminalità organizzata casertana, ha acceso i riflettori su 38 contatti telefonici intercorsi tra dicembre 2022 e gennaio 2024. Da un lato del ricevitore Carlo Bianco, ritenuto dagli inquirenti uno dei soggetti più attivi nel narcotraffico per conto del gruppo Zagaria; dall'altro Nazzareno Patania (classe '73), figlio del defunto boss Fortunato, ucciso nella sanguinosa faida di Stefanaconi del 2011.
Sebbene Patania non risulti indagato in questo specifico procedimento, il Gip del Tribunale di Napoli ne tratteggia un profilo di spessore: già condannato per reati mafiosi (pena scontata fino al 2020) e ritenuto esponente di una famiglia storicamente alleata ai potenti Mancuso di Limbadi. Le celle telefoniche agganciate durante le brevi conversazioni coprono un’area vasta: da Vibo Valentia a San Gregorio d’Ippona, fino a Sant’Onofrio e Lamezia Terme.
Secondo gli investigatori della Dda, il legame tra Bianco e Patania avrebbe radici profonde, nate durante la comune detenzione nel carcere “Cosmai” di Cosenza. Tra il luglio 2018 e l'ottobre 2019, i due hanno condiviso lo stesso piano del Padiglione Alta Sicurezza, frequentando regolarmente le medesime ore d'aria e i momenti di socialità.
Questo rapporto si sarebbe poi evoluto in una collaborazione operativa una volta tornati in libertà. Gli inquirenti hanno infatti documentato come Bianco si recasse ciclicamente in Calabria — meta mai frequentata prima — proprio in coincidenza con gli accordi finalizzati all'importazione di cocaina. Per i magistrati, questi dati confermano con "estrema certezza" l'esistenza di un solido asse criminale tra la camorra e i vertici della ’ndrangheta vibonese, un patto di ferro siglato nel nome del business della droga.
