Il sindaco di Sant'Onofrio, Onofrio Maragò, la definisce "la nostra giornata della memoria e dell'impegno contro le mafie, per ricordare due vittime della violenza che trent'anni fa persero la vita proprio in questa piazza, insieme ad altre 9 persone ferite". Il riferimento è al 6 gennaio 1991 quando in piazza Umberto Primo, nel piccolo paese alle porte di Vibo, la guerra di mafia tra la cosca dei Bonavota e quella dei Petrolo-Matina-Bartolotta portò a una serie di colpi sparati "nel mucchio" che costarono la vita a due persone innocenti.

"Toglierci di dosso l'etichetta di 'paese di mafia'".
Un ricordo - concretizzatosi nell'esposizione di una targa commemorativa alla presenza di due familiari delle vittime, dell'associazione Libera, del prefetto Francesco Zito e del questore Raffaele Gargiulo - che, nelle intenzioni dell'Amministrazione di Sant'Onofrio, deve diventare impegno: "Vogliamo rilanciare insieme a Libera - spiega il sindaco Maragò - un'azione per il riscatto civile e democratico di questa comunità, che è formata per la quasi totalità di persone oneste e per bene. Vogliamo toglierci di dosso l'etichetta di paese di mafia che spesso ci viene additata dai fatti di cronaca".

"Siamo contro la violenza, non le persone".
L'auspicio è quindi che ci sia una "rinascita" e che la cosca dei Bonavota - come tutte le altre famiglie di 'ndrangheta - possano lasciare il territorio di Sant'Onofrio? "Questa iniziativa - risponde Maragò - non è contro qualcuno, siamo per affermare principi di legalità. C'è la necessità di una 'rigenerazione', più che di una 'rinascita', che vada nel senso di una partecipazione democratica di cittadini e associazioni per ribadire che questo è un paese dove si può vivere senza che ci siano fenomeni criminali. Tutti quanti insieme dobbiamo ribadire che siamo contro l'illegalità, contro le violenze, non contro qualcuno: le persone, i soggetti, le cosche, c'è già la magistratura che sta facendo il suo corso". "Come Amministrazione ci siamo costituiti parte civile (nel processo Rinascita Scott, ndr), ma non entriamo nel merito delle indagini né del processo".

"Attenti alla retorica della memoria".
Più rigorosa, invece, l'associazione Libera: "L'obiettivo è costruire una memoria collettiva che possa sostanziarsi in un impegno quotidiano, costante, credibile". Citando le parole del fondatore dell'associazione antimafia, Don Luigi Ciotti, la referente Maria Joel Conocchiella ha infatti ricordato la necessità "di stare attenti alla retorica della memoria: serve un impegno quotidiano sia nelle azioni e nei fatti, come amministratori, sia come azioni dei singoli di cittadini che vogliono costruire un tempo diverso". "Spesso - aggiunge - si fa l'errore di dire che le vittime si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Siamo qui per dire che no, non è così, sono e saranno sempre i carnefici i colpevoli". "È questa - conclude - la consapevolezza che deve avere la gente onesta di questo territorio per riscattare la nostra terra".