Si è concluso questa mattina con l'assoluzione di tutti gli imputati il processo scaturito dall'operazione "Tunus", scattata nel luglio 2013, davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. I giudici hanno assolto da una serie di accuse, tra cui quella di bancarotta fraudolenta, Fortunato Mirabello (difeso dall'avvocato Andrea Alvaro), Francesco Mirabello (avv. Andrea Alvaro e Gaetano Pacienza), Rosario Mirabello ( Avv.ti Andrea Alvaro e Salvatore Papa), Iole Filia (Avv.ti Andrea Alvaro e Caterina D’Agostino) e Teresa Filia (Avv.to Francesco Sorrentino), Pietro Naso (avv.Domenico Silipo e Giovanni Marafioti), Agostino Naso (Avv. Domenico Colaci), Elisabetta Bagnato (avv. Domenico Silipo e Giovanni Marafioti) ed El Ayadi Haythem (avv. Mario Lo Schiavo). Gli imputati rispondevano a vario titolo di bancarotta fraudolenta per distrazione e per appropriazione, di bancarotta documentale.

Le richieste. Nei confronti di Haythem El Ayadi e Agostino Naso, la Procura di Vibo Valentia aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi. Stessa pena richiesta anche per gli imputati: Rosario Mirabello, 44 anni, residente a Vibo-Pizzo; Francesco Mirabello, 42 anni, di Vibo Marina; Iole Filia, 64 anni, di Vibo Marina; Teresa Filia, 68 anni, originaria di Pizzoni, ma residente a Brescia; Elisabetta Bagnato, 63 anni, di Drapia. Per Fortunato Mirabello, 76 anni, di Vibo Marina, e Pietro Naso, 66 anni, di Drapia, l’ufficio di Procura aveva invece chiesto la condanna a 4 anni di reclusione a testa.

Invece il tribunale ha deciso di assolvere tutti: per alcuni reati, tra cui quello di bancarotta fraudolenta, i giudici hanno stabilito "che il fatto non sussiste", per altri è intervenuta la prescrizione.

La vicenda. Gli imputati vennero tratti in arresto e sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Vibo Valentia, su richiesta della Procura della Repubblica.  In quell’occasione venne disposto il sequestro preventivo di società e beni immobili di particolare valore, quantificati al tempo dalla polizia giudiziaria procedente in 50 milioni di euro. Si era costituita  parte civile anche la curatela fallimentare, con l'avvocato Vincenzo Cantafio.