Reimpiegavano le somme di denaro indebitamente percepite dalla Regione Puglia in attività economiche, soprattutto compravendite immobiliari e trasferimenti di soldi su conti all’estero, attraverso società riconducibili alla famiglia Primavera. Si basano si questa ipotesi le accuse di riciclaggio e autoriciclaggio contestate ad alcuni degli indagati nell’inchiesta denominata “Leguleio” della Procura di Bari su presunte truffe per 22,3 milioni di euro ai danni della Regione Puglia, che ha portato all’arresto di sei soggetti.

I fatti riguardano compensi legali pagati dalla Regione per migliaia di contenziosi su indennizzi in agricoltura dal 2006 al 2019. Tra i beni acquistati attraverso la società "Polo immobiliare d’eccellenza", impiegando i profitti delle presunte truffe attraverso “travasi” di denaro a diverse altre società, tutte di fatto amministrate dall’avvocato Michele Primavera e dai suoi familiari e soci di studio, ci sono una ventina di immobili a Bari, Roma, Napoli, Cosenza e Novara, oltre a versamenti di centinaia di migliaia di euro su conti correnti in Svizzera.