Exploit in Austria del "Partito della Birra": alle Presidenziali tocca l'8%
Nato come progetto satirico, "Bier Partei" è stato in corsa alle elezioni che si sono tenute il 9 ottobre in Austria, raggiungendo un risultato dell’8% e piazzandosi al terzo posto. Il "movimento birrocratico" - così si definiscono gli appartenenti al “Partito della Birra” - intende instaurare una "birrocrazia" dalla quale il potere viene dalla birra. Il leader del movimento Marco Pogo, all’anagrafe Dominik Wlazny, punta a diventare il nuovo presidente della nazione, tra le proposte: la creazione di una fontana di birra nel centro storico di Vienna, l’abolizione della tassa sulle bevande nei bar e ristoranti e la fornitura universale mensile di un barile di birra a tutte le famiglie austriache (50 litri per adulto e 20 litri per bambino).
La comunicazione del movimento, che ad oggi conta circa mille tesserati, è basata sulla goliardia. Nel 2020, in seguito alle elezioni comunali, 11 membri del partito, tra cui lo stesso fondatore, sono riusciti a diventare consiglieri distrettuali a Vienna ottenendo l’1,8% delle preferenze. Il leader, laureato in medicina e medico praticante prima della carriera politica, ha dichiarato all’AFP: "La birra è una cosa fantastica. Ma in realtà si tratta di capire come ci si può impegnare, e non è necessario essere un bevitore di birra per farlo".
Per il partito il consumo della birra dovrebbe essere effettuato pubblicamente e un sostegno speciale dovrebbe essere rivolto a "persone con meno talento nel bere". C’è anche la tolleranza per le birre straniere, fatta eccezione per la Radler, bollata come il male assoluto. Oltre alle proposte legate alla bevanda alcolica ci sono: l’instaurazione dei test attitudinali obbligatori per i politici, l’implemento degli aiuti di Stato per salvare la scena culturale e l'aumento all'affluenza alle urne permettendo agli elettori di "restituire alla politica austriaca la serietà che merita".
