Il cammino lungo le vie della Fede di Natuzza Evolo, morta in odore di santità il primo novembre del 2009 e proclamata Serva di Dio nel 2019, è al centro dell’ultimo libro “Il “Soffio del Bene” (Libritalia edizioni), pagine 147, che porta la firma del giornalista di lungo corso Vincenzo Varone. Un’opera che vuole anche essere un omaggio alla Serva di Dio ad undici dalla sua dipartita terrena.

Una storia unica e straordinaria che parte dalla nascita e dagli anni giovanili di Fortunata Evolo che sin da ragazza è stata la protagonista umile e silenziosa di un susseguirsi di fenomeni come i “colloqui” con il Signore, la Madonna, i santi (in particolare padre Pio da Pietralcina che incontrò nei primi anni Sessanta a San Giovanni Rotondo), gli angeli e i defunti. E poi ancora la bilocazione, le emografie e la passione del Signore vissuta sin dagli anni Cinquanta sul proprio corpo: le stimmate, la flagellazione, la corona di spine, la crocifissione e la salita al calvario.

"La forza del soprannaturale - si legge nella presentazione del volume - è stata una costante della missione terrena di Natuzza, portandola alla notorietà del mondo intero. Ma lei si è sempre umilmente definita solo “una poveraccia” e “un verme di terra”. Mai e poi si è voluta assumere meriti di nessun genere e per tutta la vita con il suo sacrificio e con la sua semplicità, unita ad una grande e inesauribile forza interiore, ha saputo trasmettere al mondo la bellezza di Dio e del creato e la sua profonda devozione al “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime".

Una ricchezza interiore che si percepiva ad ogni incontro e in ogni momento. Un percorso umano "unico e irripetibile che con la preghiera, le parole giuste, l’umiltà in ogni azione quotidiana e la sapienza, ha portato alla conversione migliaia di persone e confortato tantissimi genitori in pena, figli in fuga, gente afflitta dalla solitudine e dallo smarrimento, uomini assaliti all’improvviso dal dolore di vivere o da chissà quale intimo turbamento interiore. Una missione la sua che non è venuta mai meno neppure nei giorni dolorosi della malattia, prova ne sia il fatto che fino a quando le condizioni fisiche glielo hanno consentito ha anche partecipato ai raduni di preghiera in occasione della festa della Mamma del mese di maggio e alla celebrazione del mese di novembre per l’anniversario dell’arrivo della statua della Vergine Maria. Natuzza quando ha potuto è stata sempre presente, confortando con le parole e a volte solo con lo sguardo il popolo di Dio, costantemente in cima ai sui pensieri".

Nel libro l’autore ci ricorda che si devono a Mamma Natuzza la nascita, il 13 maggio del 1987, della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, da lei stessa considerata “la sesta figlia e la più amata”, il Santuario mariano, che aspetta solo di essere aperto al culto, le opere sociali della Villa della Gioia e i Cenacoli di preghiera che sono ormai centinaia sparsi in ogni angolo del mondo.

"Un percorso a piedi scalzi - afferma Vincenzo Varone che alla mistica di Paravati ha già dedicato un altro libro dal titolo “Sotto il Cielo di Paravati” e oltre un migliaio di articoli - verso il Cielo, attraverso i mille dolori del mondo e le tante avversità della vita, a volte inaccettabili, ai quali solo la vera Fede può dare una spiegazione e un senso".