Presunto boss di 'ndrangheta torna libero: cade la pericolosità (NOME e FOTO)
Il settantacinquenne, ritenuto legato agli ambienti della criminalità organizzata, chiude il conto con la giustizia dopo il pronunciamento del magistrato di Sorveglianza. Accolta la linea difensiva
Si chiude definitivamente una complessa vicenda giudiziaria che per anni ha visto al centro delle cronache l'ormai settantacinquenne Carmelo Bruzzese. Con un provvedimento netto, il Magistrato di Sorveglianza ha infatti respinto l'istanza presentata dalla Procura che mirava a ottenere una proroga della misura di sicurezza. Riconoscendo la totale cessazione della pericolosità sociale, l'autorità giudiziaria ha accolto in toto le tesi e le argomentazioni sostenute dalla difesa, affidata all'avvocato Leone Fonte.

La parabola giudiziaria che ha interessato Bruzzese prende le mosse nel 2015, anno in cui l'uomo fu destinatario di un provvedimento di estradizione dal Canada, Paese in cui risiedeva, in seguito a un'ordinanza di custodia cautelare scaturita dalla celebre maxi inchiesta battezzata "Crimine". Successivamente, il suo nome finì al centro di un altro importante filone investigativo, l'operazione denominata "Acero-Krupy", nella quale gli inquirenti gli attribuivano il vertice della cosca operante a Grotteria.
Nel corso dei procedimenti di merito, il giudizio di primo grado si era tradotto in una pesante condanna a venti anni di reclusione. Una pena che la Corte d'Appello aveva in seguito rideterminato a dieci anni, verdetto poi reso irrevocabile dalla Suprema Corte di Cassazione. Durante gli anni trascorsi dietro le sbarre, Bruzzese è stato sottoposto anche al regime di detenzione differenziata previsto dall'articolo 41-bis.
Il suo nome era inoltre comparso nei contesti delle inchieste "Infinito" a Milano e "Minotauro" a Torino, dove le risultanze investigative — alimentate dalle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia — lo indicavano come un punto di riferimento apicale nelle propaggini lombarde e piemontesi della criminalità organizzata. Accuse che l'interessato ha sempre fermamente rispedito al mittente, respingendo qualsiasi legame con contesti di stampo mafioso. Oggi, con questo pronunciamento, si scrive la parola fine sul percorso di sorveglianza che lo riguardava.
