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Un parto gemellare ad alto rischio, gestito – secondo i giudici – con gravi criticità, finito in tragedia. Il Tribunale penale di Cosenza ha condannato un ginecologo a 9 mesi di reclusione e a 9 mesi di interdizione dai pubblici uffici per la morte di uno dei due feti, avvenuta in una casa di cura del capoluogo bruzio.

La sentenza ha accolto integralmente la linea della parte civile, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Coppa, superando anche la richiesta della Procura che aveva sollecitato una pena più contenuta. Il procedimento, sostenuto in aula dal pubblico ministero Donatella Donato, ha ricostruito nel dettaglio le fasi della gestione della gravidanza e del parto.

Al centro del processo, una gravidanza gemellare monocoriale biamniotica, considerata ad alto rischio, in una paziente di 41 anni. Secondo quanto emerso nel dibattimento, il caso non sarebbe stato adeguatamente classificato nelle prime settimane, né monitorato con strumenti idonei nella fase prepartale.

Ulteriori criticità sarebbero state rilevate nella scelta della struttura sanitaria, ritenuta non adeguata per affrontare una gravidanza di tale complessità, e nei tempi del parto, giudicati non conformi alle linee guida per situazioni analoghe.

Determinanti le consulenze tecniche acquisite nel corso del processo, che hanno evidenziato carenze sia nella fase di monitoraggio sia nella gestione operativa del parto. Sulla base di tali elementi, il Tribunale ha ritenuto accertato il nesso causale tra la condotta del sanitario e l’evento, culminato nella nascita senza vita del feto.

Nelle motivazioni richiamato anche il principio della tutela del concepito, sempre più riconosciuto dalla giurisprudenza, quale soggetto meritevole di protezione già durante la gestazione.