La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro insiste: gli otto imputati che hanno scelto il rito ordinario nell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni del clan Giglio nella gestione del Comune di Strongoli devono affrontare il processo. È questa la richiesta ribadita dal pubblico ministero nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Catanzaro, in uno dei filoni investigativi che ruotano attorno ai rapporti tra criminalità organizzata, politica locale e gestione della macchina amministrativa nel Crotonese.

Tra le posizioni ritenute più rilevanti dalla Dda figurano quelle dell’ex sindaco ed ex carabiniere Sergio Bruno, dell’ex assessore Francesco Costantino e dell’ex funzionario comunale Luigi Salvatore Benincasa. Coinvolti anche gli imprenditori Salvatore Benincasa, Mario Martino e Alfonso Della Corte, oltre a Pasquale Barbuto e Mariolina Pastore.

Secondo l’impianto accusatorio, il clan Giglio avrebbe cercato di esercitare pressioni e condizionamenti su appalti pubblici e assunzioni comunali, tentando di orientare scelte e dinamiche interne all’ente locale. Contestazioni che ora dovranno superare il vaglio del giudice dell’udienza preliminare, chiamato a decidere se disporre il rinvio a giudizio degli indagati.

Parallelamente, tre imputati — Tommaso Gallo, Vincenzo Lucente e Ferdinando Greco — hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato, procedimento che prevede, in caso di condanna, la riduzione di un terzo della pena.

L’inchiesta si inserisce nel più ampio fronte investigativo della Dda di Catanzaro sulle presunte interferenze delle cosche negli enti pubblici del territorio calabrese, con particolare attenzione alla gestione degli appalti e alle reti di consenso costruite attorno alle amministrazioni locali.