Il legale di Rosarno era stato condannato in via definitiva per la vicenda della morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola

L’avvocato Gregorio Cacciola, il legale condannato in via definitiva per la vicenda della morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, è stato scarcerato. Avrebbe dovuto scontare l’ultimo anno di reclusione, ma la pronuncia della Corte di Cassazione e i 315 giorni di liberazione anticipata dei quali ha goduto, gli hanno permesso di uscire un anno prima dal carcere.

Sentenza definitiva La Cassazione, infatti, nel porre fine al processo aveva accolto parzialmente il ricorso presentato dai legali di Cacciola, gli avvocati Giovanni Vecchio e Nico D’Ascola, annullando la condanna per la violenza privata aggravata del metodo mafioso, confermando però la violenza o minaccia per costringere altri a commettere un delitto e favoreggiamento. Entrambi i reati aggravati dal metodo mafioso.

La storia La condanna di Cacciola riguarda la morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, deceduta nell’agosto 2011 dopo avere ingerito dell’acido muriatico, una vicenda tragica nella quale sono finiti imputati in un processo padre, madre e fratello della vittima, già condannati.

I legali coinvolti Nella vicenda erano già finiti i due avvocati della famiglia Cacciola, il loro cugino Gregorio Cacciola e Vittorio?Pisani, poi divenuto collaboratore di giustizia e primo accusatore del collega. Secondo l’accusa, i due legali avrebbero tentato di fare ritrattare l’allora testimone di giustizia che aveva rilasciato dichiarazioni accusatoria contro la cosca Bellocco, di cui i?Cacciola?sono parenti.

L'operazione "onta" L’8 febbraio 2014 Cacciola e Pisani vennero arrestati su mandato della Dda di Reggio?Calabria nell’ambito dell’operazione denominata “Onta”, accusati di violenza privata e violenza per fare commettere alla donna un reato, cioè sostenere di avere mentito nel momento in cui aveva cominciato a collaborare con l’antimafia. In particolare, secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli arrestati avrebbero voluto ottenere una ritrattazione registrata al fine di farle abbandonare il programma di collaborazione avviato con la giustizia.