Non sono solo insulti, sono certificazioni di timore. Nelle carte dell’ultima inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che ha decapitato i vertici della locale di Siderno, emerge un ritratto inquietante della percezione che la criminalità organizzata ha delle istituzioni. Al centro dei dialoghi intercettati c’è ancora lui: Nicola Gratteri, oggi alla guida della Procura di Napoli, descritto dai clan come l'ostacolo più alto, il nemico più ostinato.

Il "ponte" tra la Calabria e Albany

A lanciare strali contro il magistrato è Frank Albanese, un uomo che gli inquirenti non considerano un semplice gregario. Residente ad Albany, nello Stato di New York, Albanese rappresenterebbe lo snodo vitale tra la Calabria e le ramificazioni americane del "Siderno Group". I magistrati hanno dovuto agire con un fermo d'urgenza proprio per il rischio concreto che l'uomo potesse svanire nuovamente oltreoceano, portando con sé un bagaglio di segreti internazionali.

In una conversazione registrata lo scorso agosto in un'abitazione blindata di Siderno, Albanese parla in inglese con un parente. Il tono è colmo di livore. Gratteri viene definito senza mezzi termini come il "peggiore", un uomo capace di oscurare, nella retorica criminale, persino le figure storiche di Falcone e Borsellino. Il motivo di tanto odio? La sovraesposizione mediatica internazionale — con passaggi sulla CNN citati dagli stessi indagati — e una capacità d'azione che non ha mai concesso tregua alle cosche, da Locri fino a Catanzaro.

Il mistero dell'incontro con l'Ultimo Padrino

Ma c'è un dettaglio che sposta l'asse dell'inchiesta su un piano ancora più oscuro. Oltre all'astio per la magistratura, Albanese si lascia sfuggire un'affermazione che ha fatto sobbalzare gli investigatori: «Dovevo incontrarmi con lui», riferendosi a Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa Nostra catturato dopo trent'anni di latitanza e deceduto nel 2023.

Questa frase, secondo la Dda, non è una millanteria. Indica un livello di accreditamento criminale superiore, tipico di chi gestisce i grandi equilibri del narcotraffico e delle alleanze tra mafia siciliana e 'ndrangheta nel mondo. Albanese non era solo un emissario, era un uomo di raccordo tra New York, il Canada e la casa madre calabrese.

Un bersaglio nel mirino

L'inchiesta ribadisce, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto la figura di Nicola Gratteri rappresenti un'ossessione per le consorterie mafiose. La sua carriera, ripercorsa nelle intercettazioni dagli stessi indagati con un misto di rabbia e rassegnazione, appare come una lunga scia di interruzioni agli affari dei clan. Per gli investigatori, il quadro è chiaro: il dispositivo di sicurezza attorno al procuratore non è solo una procedura, ma una necessità vitale contro un sistema criminale che, da una parte all'altra dell'Atlantico, continua a identificarlo come il principale obiettivo da abbattere.