Resi noti i primi verbali sulle deposizioni del pentito Renato Marziano, ex membro del clan di Piscopio (comune di Vibo) e collaboratore di giustizia dal 2018, che ha gettato luce sulle dinamiche interne della 'ndrangheta. Il collaboratore di giustizia ha iniziato la sua carriera criminale a soli 14 anni con piccoli furti, dopo che la sua famiglia si trasferì da Catanzaro a Pizzo, nel Vibonese. Proveniente da una famiglia modesta, il padre lavorava alla Telecom e la madre era casalinga. La sua vita prese una svolta drammatica quando fu arrestato per l'omicidio del nipote del titolare del Bar Belvedere a Pizzo, evento che descrive come un punto di non ritorno: «Dopo quell’arresto, la mia vita cambiò radicalmente». Per questo delitto venne condannato a 11 anni e 7 mesi di carcere.

Marziano, per come si legge su "il Quotidiano del Sud" di oggi, racconta i suoi primi passi nel crimine sotto la guida di Michele Manco, figura «carismatica che comandava per conto dei Mancuso su Pizzo Marina e la Nazionale». A quell’epoca, il giovane Marziano commetteva danneggiamenti in cambio di piccole somme: «Insieme ad altri miei coetanei, tra cui il figlio Massimo, facevamo piccoli crimini in cambio di 5-10mila lire». Il pentito aggiunge che Manco aveva tatuaggi particolari, simbolo del suo status nella 'ndrangheta.

Tra gli episodi più drammatici raccontati da Marziano c'è il furto ai danni del suo bisnonno materno, che si concluse tragicamente: «Proposi a Rotiroti di rubare i soldi che il nonno di mia madre teneva nascosti in casa, ma lui uscì dall’abitazione sporco di sangue, dicendomi di scappare». Questo portò alla morte del suo bisnonno, anche se Marziano afferma: «Ho sempre ammesso di aver ideato il furto e fatto da palo, ma ho sempre negato ogni coinvolgimento nell'omicidio».

In carcere, Marziano rafforzò le sue connessioni con figure di spicco della criminalità vibonese, tra cui Leone Soriano e altri membri della 'ndrangheta. Ricorda di aver ricevuto un incarico di omicidio proprio da Soriano: «Mi disse che avrei dovuto sparare a un pastore, che solo dopo scoprii essere Peppone Accorinti». L’agguato fallì. Marziano parla anche della sua abilità nelle truffe, che lo rese noto nel mondo della malavita: «Ero l'unico in grado di truffare Barba, con il consenso di Nazzareno Fiorillo, che mi disse che avrei dovuto farlo piangere».