Di quella che è stata un’azienda di punta del Polo Industriale di Vibo Valentia (il terzo della Calabria, dopo Crotone e Reggio Calabria), la Cgr (Compagnia Generale Resine Sud Spa), oggi restano scenari che sembrano post-bellici. Restano sette manufatti pericolanti e in stato di abbandono in un’area fatiscente e degradata, coperta dalla vegetazione e – adesso si scopre – pure avvelenata da cumuli di rifiuti speciali accatastati da ignoti. Eppure, la storia intorno a questa struttura è intensa, dalle grande potenzialità che si sarebbero potute dispiegare in diversi settori, ma che, per una sorta di maledizione che puntualmente sembra abbattersi su ogni cosa buona che il territorio vibonese potrebbe avere, mai si sono realizzate.
L’area interessata al sequestro operato dai carabinieri su incarico della Procura di Vibo Valentia fino al gennaio del 2009 era ancora nel patrimonio della Cgr, azienda costituita ufficialmente nel 1963 per la produzione, la lavorazione e l’applicazione di resine sintetiche e costruzioni di impianti di industria chimica. Le quote societarie erano ripartite al 50% tra Pierluigi Biagiotti e la società “Fin-In” con sede legale a Catanzaro ed il cui amministratore unico risulta, allora come ora, Francesco Mirigliani, attuale proprietario dell’area in virtù dello scioglimento della società per liquidazione proprio nel 2009. Un’impresa che non esiste più e che ha cessato da oltre un decennio ogni sua attività.

Il Paradiso dei sogni. Pur tuttavia, la storia di questo sito è tremendamente interessante. Dismessa la CGR, per alcuni anni si era trasformato - per la fortuna del territorio e dimostrando le grandi potenzialità inespresse - in un centro fiera-congressi e luogo di grandi eventi. Dalla metà degli anni ’80 e fino alla fine dei ‘90 del secolo scorso, con alterne fortune si sono avvicendate diverse iniziative ed alcune dal successo straordinario. Chi scrive è stato testimone diretto (verrebbe da dire, protagonista in prima persona) di alcuni di questi eventi che in quel momento fecero epoca proiettando Vibo Valentia ed il suo territorio sulle pagine della principali testate e non solo nazionali!
A comprendere le potenzialità della struttura fu innanzitutto il manager vibonese d’eccellenza nell’ambito dello spettacolo, Saverio Mancini.
Fervida mente generatrice di eventi mondani, Saverio Mancini, in coppia con Daniele Piombi, aveva fatto di Vibo Valentia un centro di attrazione per il mondo dello spettacolo, facendo arrivare il meglio della produzione del periodo: Gianni Morandi, Claudio Villa, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Christian, Giovanna, Pino Daniele e tutto il clan dei napoletani, musicisti di valore assoluto: James Senese, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Enzo Avitabile; ed ancora, soubrette dal fascino travolgente, come Pamela Prati; giovani emergenti, come Flavia Fortunato, Patrizia Bulgari. Potendo contare su un potenziale del genere, il duo Mancini-Piombi si inventò la “6 Giorni di Vibo”, coinvolgendo nel settore organizzativo un direttore di scena come Felice Muscaglione (che Gianni Ravera volle con sé pure a Sanremo) ed un giovane disc-jockey in veste di direttore del servizio accoglienza ed organizzativo (Maurizio Bonanno). Per due anni di seguito, l’ex Cgr si trasformò in un “Paradiso dei sogni”: la supersexy Pamela Prati e l’elegante cerimoniere Daniele Piombi chiamavano sul palcoscenico allestito dentro i capannoni artisti di grande esperienza e giovani emergenti. Qui, in tanti scoprimmo il talento di una promettente Fiorella Mannoia, la vitalità artistica dei napoletani, capaci di vere e proprie jam session. Tanto per fare un esempio, vincitrice di un’edizione della “6 Giorni”, Patrizia Bulgari, sulla scia di questa vittoria, farà il grande salto partecipando per due anni consecutivi al Festival di Sanremo e, in estate, al Cantagiro.

La prima "arena" di Parisi. Una struttura ideale per fare spettacolo? Certo, ma non solo. Nello stesso periodo, tra quei capannoni fu organizzato uno straordinario congresso medico di livello internazionale, voluto dal compianto dott. Pippo Franco che riuscì a raccogliere il meglio della divulgazione medico-scientifica del momento. Per capire quanto da questo sito si poteva raccogliere, se solo si fosse compreso quanto importante fosse questa struttura situata sulla strada che da Pizzo porta a Tropea, basti ricordare gli anni in cui l’ex Cgr divenne il “Centro Fieristico di Vibo Valentia”, con l’organizzazione di una “Fiera d’Estate”, le cui presenze furono a migliaia, anche perché tutto intorno gli spazi esterni di questi oltre centomila metri quadri venivano occupati da luna park ed altri intrattenimenti all’insegna del divertimento.
Questo luogo, poi, custodisce uno dei ricordi più belli e teneri per i vibonesi purosangue e per gli appassionati di sport. Il 15 febbraio 1989 a Vibo Valentia faceva il suo esordio tra i professionisti Giovanni “Flash” Parisi. Un esordio atteso con ansia dagli appassionati dopo l’exploit con la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Seoul. La buona idea fu quella di farlo esordire nel paese natio. E non in una riunione normale, visto che il clou era tenuto da Gianfranco Rosi al rientro dopo la sconfitta con Don Curry. Per questo si decise di allestire l’appuntamento, seguito dalle principali tv internazionali, proprio nell’area della ex Cgr e, per Parisi come per Rosi, furono scelti pugili americani. L’avversario di Parisi, Kenny Brown fu strapazzato per tre round fino all’inevitabile ko. Da questo match e da questa data, da questo luogo oggi profanato, inizierà la cavalcata di uno dei nostri pugili più bravi a livello mondiale, il vibonese Giovanni Parisi.
Per capire l’atmosfera che preparò questo match, leggiamo quanto scrivono Roberto Torti e Silvia Parisi nel libro “Il pugno invisibile”: “Vibo Valentia non è solo una scritta sulla carta d’identità. Vibo, nonostante tutto, riporta dritta alle radici. Vibo ha un pubblico caldo che riconosce la calabresità di Parisi anche se vive altrove da quasi vent’anni. Vibo è lontana, in tutti i sensi, ma custodisce il Dna di quella testa dura e di quel carattere spigoloso”.
Ed ancora: “Per il suo debutto da professionista – primo incontro dopo il trionfo olimpico - Giovanni sceglie proprio Vibo. Un match che si potrebbe condensare in una riga”. Ed è proprio a questo punto che spunta da protagonista il luogo scelto per questo storico incontro che lo vede contrapposto all’americano Kenny Brown. Si legge, infatti, ne “Il pugno invisibile”: “Dall’America lo chiamano (Kenny Brown, ndr) per partecipare alla festa di Giovanni Parisi in un ring piazzato fra i capannoni della Fiera. È chiaro che il festeggiato vincerà e l’invitato perderà…”.
Memore di questi trascorsi, quel giovane disc-jockey co-protagonista di questi storici eventi, divenuto nel frattempo, per volontà del compianto (e rimpianto) sindaco Alfredo D’Agostino, assessore comunale (guarda caso, con delega all’Industria, dunque con la responsabilità di seguire le attività industriali, attive e non, del territorio; ed inoltre, nominato commissario dell’allora Nucleo Industriale), provò a promuovere una serie di incontri - tra il 1999 ed il 2002 - con l'amministratore unico, avv. Mirigliani nel tentativo di acquisirla al patrimonio comunale abbozzando una sorta di preaccordo che consentì di ospitare qui – il 18 agosto 1999 - uno dei più grossi concerti dei Pooh che ebbe un successo enorme, con una straordinaria affluenza di pubblico.
L’entusiasmo degli organizzatori fu così esaltante da far loro esclamare: "…ma è fantastico, con uno spazio simile, qua vi portiamo pure i Pink Floyd!".
Quante splendide storie! Quanti progetti sfumati! E, adesso, tutto ciò è solo una pericolosa discarica. Quale maledizione, quale malefico sortilegio continua a distruggere i sogni di questa città?!

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