Si estende il fronte investigativo dell'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano che coinvolge un funzionario amministrativo in servizio presso l'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale meneghino. Oltre alle ipotesi di falso e tentata truffa, la Procura ha contestato anche l'aggravante di aver agevolato un'associazione mafiosa, alla luce dei nuovi elementi raccolti nel corso delle indagini.

Al centro del procedimento vi è un presunto tentativo di ottenere lo svincolo di una somma di circa 989 mila euro, denaro già definitivamente confiscato nell'ambito di un procedimento penale e destinato al Fondo Unico Giustizia.

Il presunto piano

Secondo l'impostazione accusatoria, il funzionario avrebbe predisposto atti e documentazione finalizzati a far apparire legittima la restituzione della somma a un soggetto che, secondo gli investigatori, non ne avrebbe avuto titolo.

L'operazione, tuttavia, non si sarebbe concretizzata grazie ai controlli effettuati da Equitalia Giustizia, l'ente che gestisce le somme confluite nel Fondo Unico Giustizia. Le verifiche avrebbero infatti fatto emergere anomalie nella richiesta, incompatibili con il precedente provvedimento di confisca disposto dall'autorità giudiziaria.

L'ipotesi di agevolazione mafiosa

Nel prosieguo delle indagini, gli investigatori avrebbero ricostruito i collegamenti tra il presunto beneficiario della restituzione del denaro e ambienti della criminalità organizzata calabrese.

Secondo la Procura, il destinatario della somma sarebbe una persona ritenuta vicina alla cosca Condello della 'ndrangheta e già condannata in via definitiva per associazione mafiosa e per favoreggiamento della latitanza del boss Domenico Condello.

È proprio questo elemento ad aver determinato la contestazione dell'aggravante mafiosa, ritenendo che il presunto tentativo di restituzione del denaro avrebbe potuto favorire interessi riconducibili all'organizzazione criminale.

I controlli hanno bloccato il pagamento

L'importo non è mai stato materialmente erogato. Dopo la segnalazione di Equitalia Giustizia, anche il Tribunale di Milano ha avviato verifiche interne, accertando, secondo quanto emerso dall'inchiesta, l'assenza di qualsiasi provvedimento giudiziario che autorizzasse la restituzione della somma.

Gli esiti degli accertamenti amministrativi sono stati quindi trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia, che ha sviluppato l'indagine coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pubblico ministero Stefano Ammendola.

L'inchiesta è tuttora nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate dalla Procura rappresentano allo stato ipotesi accusatorie e dovranno essere sottoposte al vaglio dell'autorità giudiziaria nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.