Giorno della Memoria a Vibo, gli studenti a confronto
Incontro istituzionale nella Sala Consiliare della Provincia con la Prefettura e la Consulta studentesca. Il monito del Prefetto e la testimonianza di Roque Pugliese
La sala consiliare della Provincia di Vibo Valentia si è trasformata, in occasione del Giorno della Memoria, in un laboratorio di civiltà e riflessione. Un incontro nato dalla sinergia tra la Prefettura, l’Amministrazione Provinciale e la Consulta provinciale degli studenti, che ha visto i giovani del territorio protagonisti di un dialogo profondo sul significato della Shoah e delle persecuzioni razziali. Al centro del dibattito, la memoria storica non come semplice ricordo del passato, ma come strumento dinamico di responsabilità civile e consapevolezza democratica.
Di particolare impatto è stata la partecipazione del dottor Roque Pugliese, delegato della Comunità ebraica di Napoli per il Meridione. Il suo intervento ha richiamato il valore universale del ricordo, sottolineando come la conoscenza sia l'unico antidoto capace di generare una reale responsabilità collettiva di fronte agli orrori della storia.
L’iniziativa è stata ulteriormente impreziosita da una serie di contributi artistici, poetici e musicali. Le voci recitanti e i musicisti presenti hanno accompagnato i momenti di riflessione, creando un clima di raccoglimento che ha coinvolto emotivamente l'intera platea, rendendo tangibile il dramma delle vittime.
Il Prefetto di Vibo Valentia, rivolgendosi direttamente alle studentesse e agli studenti, ha rimarcato il potere educativo della memoria. Un invito accorato a non voltarsi dall'altra parte di fronte alle ingiustizie moderne: «Le giovani generazioni devono farsi portatrici dei principi di rispetto, dignità e libertà sanciti dalla nostra Costituzione. La Memoria va mantenuta viva ogni giorno attraverso lo studio e l'impegno, traducendo i valori democratici in azioni concrete nella vita quotidiana».
L’incontro si è concluso con l’auspicio che la formazione continua e l’educazione civica diventino il fondamento autentico della convivenza e della legalità, affinché il "mai più" pronunciato oggi diventi una pratica costante di cittadinanza attiva.
