Pronuncia della Suprema Corte sulla faida del Torinese che ha visto al centro i Marando di Platì. Da rifare in Appello il processo per l'omicidio di Roberto Romeo

La pronuncia di annullamento con rinvio, disposta in data odierna, riguarda la posizione di Domenico Marando, originario di Platì, in provincia di Reggio Calabria, difeso in Cassazione dall’avvocato Francesco Lojacono, che la Corte di Assise d'Appello di Torino aveva ritenuto responsabile, in qualità di mandante, dell’omicidio dell’odontotecnico Roberto Romeo, condannandolo in sede di abbreviato alla pena di anni 30 di reclusione, sulla base delle dichiarazioni accusatorie dei collaboratori Rocco Varacalli e Rocco Marando.

faida Volpiano

Tale fatto di sangue, era stato ricondotto alla vendetta della famiglia Marando nei confronti di Romeo, ritenuto l’esecutore dell’omicidio di Francesco Marando, il cui cadavere era stato rinvenuto carbonizzato in Chianocco, nel 1996.

Inoltre Romeo, sarebbe stato testimone, riuscendo in quell'occasione a scampare alla morte, del triplice omicidio, avvenuto nel giugno del 1997, di Antonio Stefanelli, Antonino Stefanelli e Francesco Mancuso, anche loro ritenuti dai Marando coinvolti nella eliminazione del fratello Francesco.

I loro cadaveri non sono mai stati trovati, ma per tali delitti Domenico Marando, nella cui abitazione sarebbe stato commesso il fatto di sangue, è stato condannato a 30 anni di reclusione, con sentenza passata in giudicato.

Successivamente, per lo stesso triplice omicidio, a seguito delle sopravvenute dichiarazioni del collaboratore di giustizia Rocco Marando, la Corte d'Assise d'Appello di Torino, lo scorso dicembre, ha condannato alla pena dell’ergastolo Rosario Marando e Natale Trimboli. L’annullamento della condanna di Domenico Marando, disposto dalla Cassazione in data odierna, segue di qualche mese l’assoluzione pronunciata dalla Corte d'Assise di Appello di Torino nei confronti di Antonio Spagnolo, presunto boss di Ciminà, ritenuto vicino alla famiglia Marando, che sempre sulla scorta delle dichiarazioni accusatorie rese dal collaboratore Varacalli Rocco, era stato condannato in primo grado alla pena di 30 anni di reclusione, quale esecutore materiale dell’omicidio del Romeo, su mandato di Marando Domenico.

Allo stato, dunque, le responsabilità dei due imputati, non hanno retto, rispettivamente, al vaglio della Corte d’Assise d’Appello torinese e della Corte di Cassazione.

‘Ndrangheta: faida di Volpiano, annullati due ergastoli ed una condanna a 30 anni (Leggi qui)