Lascia il carcere per i "domiciliari" anche Alfonsino Ciancio, indagato nell'ambito dell'inchiesta che mira a fare luce sulla morte di Giuseppe Damiano Cricrì. Accolta dal Riesame l'istanza della difesa

Lascia il carcere per i "domiciliari" Alfonsino Ciancio, di 28 anni di Acquaro, tratto in arresto lo scorso 30 novembre nell'ambito dell'inchiesta che mira a fare luce sulla morte di Giuseppe Damiano Cricrì, operaio di Melicuccà di Dinami trovato morto nell'ottobre del 2013 nella sua auto, data alle fiamme. Dopo l'udienza tenutasi davanti al Tdl, i giudici del riesame hanno accolto l'istanza presentata dai suoi legali, l'avvocato Rosario Lopreiato e l'avvocato Bruno Ganino. Ai "domiciliari" è passato ieri anche un altro degli indagati, Fiore D'Elia, difeso dall'avvocato Giovanna Fronte (LEGGI QUI). omicidio CricrìI due indagati erano stati arrestati insieme a Liberata Gallace, 51 anni, di Piani di Acquaro. Le accuse mosse, a vario titolo, vanno dall'omicidio premeditato alla distruzione di cadavere.

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Le accuse. Secondo le risultanze investigative basate su intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti e riscontri tecnici eseguiti dai carabinieri di Serra San Bruno, Giuseppe Damiano Cricrì sarebbe stato ucciso con un colpo contundente in località Boschetto a Limpidi di Acquaro da Liberata Gallace, la donna di Piani d’Acquaro che non avrebbe accettato la fine della relazione sentimentale. Secondo quanto riscontrato dalle celle telefoniche, sul luogo del delitto quella tragica notte del 21 ottobre del 2013 c’erano anche il figlio di Liberata Gallace, Alfonsino Ciancio, 28 anni, e Fiore D’Elia, 63 anni, di Gerocarne, che – per l’accusa – avrebbero aiutato la donna a trasportare Cricrì, già cadavere, in un altra località nelle campagne di Acquaro dove la Fiat Panda dell’operaio è stato poi trovata dai carabinieri bruciata con all’interno il corpo carbonizzato di Cricrì.

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giuseppe-cricriLa difesa. L’impianto accusatorio costruito minuziosamente dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Barbara Buonanno, non convince però gli avvocati Rosario Lopreiato, Bruno Ganino e Giovanna Fronte che hanno quindi deciso di ricorrere al Tribunale del riesame per annullare l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Gabriella Lupoli e chiedere, quindi, la scarcerazione dei loro assistiti. Istanza parzialmente accolta per Fiore D’Elia e Alfonsino Ciancio che passano, dunque, ai domiciliari.

Omicidio Cricrì, la difesa ricorre al Riesame e chiede la scarcerazione degli indagati