Gli inquirenti non escludono alcuna pista, anche se quella di matrice ndranghetista prevale sulle altre, nell'analisi del grave fatto di sangue verificatosi nella serata di ieri a Nicotera Marina dove è stato fermato, nei pressi di un bar, Giuseppe Muzzupappa, 38 anni, originario di Cinquefrondi, ma residente nel centro costiero del Vibonese.  L'uomo, attualmente imputato in un processo insieme al cugino Antonio Campisi, figlio di Domenico, ucciso nei pressi di Nicotera nel 2011, è stato raggiunti da diversi colpi di pistola non appena fuori dal bar.  Sarebbe stata una donna a notare il suo corpo esanime, facendo scattare l'allarme. Ma quando è arrivata l'ambulanza, l'uomo era già in arresto cardiocircolatorio. I medici, in buona sostanza, altro non hanno potuto fare se non constatare il decesso. Fatali i colpi che lo hanno raggiunto al torace. La vittima, tuttavia, non era armata.

Il fascicolo dell'omicidio con ogni probabilità dalla Procura di Vibo presto sarà inviato alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Nel frattempo i carabinieri del Reparto operativo stanno provando a capire cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita di Muzzupappa ed analizzano le telecamere di videosorveglianza.

Era ben noto alle forze dell’ordine Giuseppe Muzzupappa, il 38enne ucciso ieri sera a Nicotera Marina. Infatti, nel gennaio del 2020, fu arrestato dalla polizia a Gerocarne, nelle pre-Serre vibonesi, insieme al cugino Antonio Campisi(quest’ultimo figlio di Mimmo Campisi , broker della droga ucciso nel 2011 a Nicotera) in quanto i due, nell’autunno del 2019, erano stati sorpresi mentre lanciavano, da una casa di Gerocarne, nel fiume una pistola con matricola abrasa calibro 7,65 con relativo munizionamento e colpo in canna. La polizia sequestrò anche, tra le altre cose, 30mila euro in contanti e i due cugini nell’occasione erano muniti di un’auto blindata con tanto di sirena. Entrambi furono accusati di tentato omicidio e detenzione illegale di armi, con l’aggravante dalle finalità mafiose.