Le dinamiche delle elezioni a Briatico, comune calabrese più volte sciolto per infiltrazioni mafiose, continuano a emergere con forza dalle aule di tribunale. Durante il processo Maestrale, il collaboratore di giustizia Antonio Accorinti ha rivelato dettagli inquietanti sull'influenza della sua famiglia e delle altre consorterie criminali locali, come i Melluso e i Bonavita, sulle competizioni elettorali del territorio. Secondo quanto riportato dal Corriere della Calabria, l’influenza degli Accorinti si sarebbe manifestata in modo significativo, tanto che la politica locale rappresentava una vera passione per la famiglia.

Il comune di Briatico è stato sciolto per infiltrazioni mafiose ben tre volte: nel 2003, nel 2012 e nel 2018. Quest’ultima tornata amministrativa, sotto la guida dell’ex presidente della Provincia Andrea Niglia, si intreccia con i processi giudiziari in corso. Niglia è attualmente imputato in Maestrale per truffa aggravata, mentre nell’operazione Costa Pulita era stato condannato in primo grado per corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose, accusa poi prescritta in appello.

Gli interessi elettorali degli Accorinti

Durante il controesame da parte degli avvocati difensori, Accorinti ha raccontato come il controllo delle amministrazioni fosse cruciale per il loro potere. Ha ricordato la sconfitta elettorale del 2005, quando Andrea Niglia vinse e la famiglia fu esclusa dagli appalti comunali. Anche in quel caso, vi sarebbero state interferenze di Peppe Accorinti, azioni poco gradite al capo famiglia, che comunque cercò di minimizzare: «Chi vince vince, abbiamo vinto comunque», avrebbe detto il boss, sottolineando che la famiglia aveva appoggiato entrambe le liste.

Passando alle elezioni del 2015, Accorinti ha descritto una situazione apparentemente meno conflittuale, poiché vi era un solo concorrente, lo stesso Niglia. Tuttavia, il collaboratore ha spiegato che il suo gruppo avrebbe comunque richiesto un compenso economico in cambio dell’appoggio elettorale, necessario per raggiungere il quorum del 50%+1 per convalidare il risultato. Accorinti ha confermato che l'accordo era stato rispettato, e le persone a lui vicine avevano votato per assicurare la validità delle elezioni.

Una rete di condizionamento

Il racconto di Accorinti mette in luce la pervasività del controllo mafioso nelle dinamiche politiche locali, un meccanismo che ha compromesso la gestione amministrativa del comune per anni. Le sue dichiarazioni, al vaglio della giustizia, rappresentano un tassello importante per comprendere le dinamiche di condizionamento delle organizzazioni criminali nei contesti elettorali e amministrativi calabresi.