Ennesimo dibattimento "cancellato" per il decorso del tempo. Imputati 8 imprenditori e un commercialista. La giustizia vibonese continua a mostrare il suo volto peggiore

"Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione”. A pronunciare la formula liberatoria che cestina anni di indagini della Guardia di finanza, coordinata dalla locale Procura, è stato il Tribunale monocratico presieduto dal giudice Graziamaria Monaco. Il processo "cancellato" dalla prescrizione è quello per le false fatturazioni con cifre a quattro zeri che vedeva sino a ieri imputate 9 persone fra imprenditori ed il titolare di uno studio commerciale con sede a Vibo. Nessuno degli imputati ha, ovviamente, inteso rinunciare alla prescrizione per avere una sentenza nel merito ed al giudice Graziamaria Monaco, non è rimasto che dichiarare la prescrizione dei reati. Fascicolo smaltito, processo chiuso e giustizia vibonese che continua a mostrare il suo "volto" peggiore.

Tribunale Vibo vecchio

Escono dal processo per prescrizione i seguenti imputati: Caterina Attenti, 49 anni, di Parghelia, titolare dell’omonima ditta; Domenico Grillo, 50 anni, nato a Vibo, residente a Seveso, legale rappresentante della “Cooperativa Azzurra” con sede a Zambrone; Francesco Miceli, 85 anni, nato a Spilinga, residente a Santa Maria di Ricadi, legale rappresentante dei villaggi “Santa Maria Srl” e “Albatros Sas”; Soccorsa Morogallo, 65 anni, nata a Gioia Tauro, residente a Parghelia, legale rappresentante del villaggio “Blue Paradise”; Nicola Comerci, 69 anni, di Parghelia, amministratore del “Blue Paradise”; Gaetano La Torre, 37 anni, di Tropea, legale rappresentante della “Eredi La Torre Michele”; Salvatore Fazzari, 33 anni, di Brattirò di Drapia, titolare dell’omonima ditta; Elsa Prestia, 39 anni, di Parghelia, legale rappresentante della “Mille Voglie sas”; Domenico D’Agostino, 49 anni, di Drapia, titolare dello studio commerciale tenutario delle scritture contabili della “Decor Srl”, impresa di costruzioni di Pietro Caglioti di San Giovanni di Zambrone. La posizione di Caglioti era stata stralciata.

tribunale toga aula

L'accusa. Secondo l’accusa, Caterina Attenti avrebbe utilizzato false fatturazioni per "incrementare i costi imputati e il diritto alla deducibilità degli stessi", godendo della detraibilità dell’Iva e riportando "elementi passivi fittizi nella dichiarazione dei redditi degli anni dal 2003 al 2006". Domenico Grillo è invece accusato di aver portato "in deduzione dei costi superiori a quelli effettivamente sostenuti", emettendo a favore della ditta della Attenti "fatture per operazioni inesistenti". A Francesco Miceli, Gaetano La Torre, Salvatore Fazzari, Elsa Prestia, Soccorsa Morogallo e Nicola Comerci viene poi contestato di aver presentato false fatture "al fine di incrementare i costi imputati e il diritto alla deducibilità degli stessi", nonché per godere della detraibilità dell’Iva. Si tratta in tutti i casi di cifre a quattro zeri. Falso ideologico è infine il reato ipotizzato nei confronti di Domenico D’Agostino, il quale "nell’attività ispettiva intrapresa nei confronti della Decor Srl consegnava quali scritture contabili i registri Iva degli acquisti e delle fatture emesse, nonché la stampa del libro giornale del 2003. Il successivo controllo incrociato acclarava però – secondo il pm - come le predette scritture fossero sostanzialmente false".

codice penale

A chiedere al Tribunale il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione è stato in aula l'avvocato Francesco Stilo e quindi anche gli avvocati Caterina Varvaglione, Francescantonio Iannelli e Franco Ionadi. Nel collegio di difesa anche gli avvocati Giovanni Vecchio, Giuseppe Bagnato e Michele Accorinti. Il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione aveva chiesto anche il pm Paola Prestinenzi. (g.b.)