Sotto le luci delle festività natalizie, il sapore che resta in bocca a molte famiglie calabresi è quello acre della solitudine e dell'ingiustizia. Mentre si celebrano i bilanci di fine anno, la cronaca restituisce la fotografia di una sanità che sembra aver smarrito la sua missione principale: l’umanità e la cura. Due casi recenti, denunciati con dignità ma fermezza dai familiari delle vittime, sollevano il velo su un sistema fatto di ritardi fatali e mancanze che gridano vendetta.

Il dramma di Corigliano: curata come "malata immaginaria"

È una storia di superficialità agghiacciante quella di una signora di Corigliano, le cui grida di dolore sono state ignorate per troppo tempo. Liquidata quasi come una "malata immaginaria" dai medici del territorio, la donna era in realtà divorata da un tumore al pancreas in fase terminale. La tragica verità è emersa solo lontano dalla Calabria: una "semplice" TAC, eseguita con tempistiche normali in un ospedale emiliano dopo un arrivo disperato al pronto soccorso, ha dato il responso definitivo. Ma era ormai troppo tardi. Una vita spezzata che forse poteva ricevere cure diverse se solo fosse stata ascoltata.

Il silenzio dell'Asp e l'isolamento di Longobucco

Non meno inquietante è la vicenda di un anziano di Longobucco. Dopo un intervento chirurgico all'ospedale di Rossano, l'uomo necessitava di terapie domiciliari vitali. Nonostante le procedure seguite alla lettera e le email urgenti inviate sia dal medico di base che dall’infermiere dell'ADI, dall'Asp non è mai arrivata risposta. Un silenzio amministrativo che si è trasformato in abbandono fisico e sanitario, portando al decesso dell'anziano senza che ricevesse l'assistenza prevista per legge.

La denuncia politica: «Cittadini di serie B»

Su questi episodi è intervenuta con durezza la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Elisa Scutellà, che punta il dito contro la gestione della sanità nelle zone periferiche. «Le mancate risposte a un paziente fragile sono il segnale gravissimo dell’abbandono delle aree interne calabresi», ha dichiarato Scutellà. «La fragilità dei cittadini non può continuare a scontrarsi con un muro di inefficienza e ritardi. Esistere in un piccolo comune non può significare avere meno diritti alla vita».