Tentata estorsione a Filogaso, cade l'aggravante mafiosa per uno degli indagati
E' quanto deciso dalla seconda sezione penale della Cassazione alla quale si sono rivolti i legali di Onofrio Arcella, arrestato lo scorso 23 agosto insieme ai fratelli Cracolici
E' accusato di tentata estorsione commessa in concorso con i fratelli Francesco e Renato Cracolici a Filogaso lo scorso 23 agosto quando venne arrestato dai carabinieri camuffati da operai che stavano lavorando all'interno di un parco eolico-fotovoltaico. Cade nei confronti di Onofrio Arcella, 30 anni di Sant'Onofrio, l'aggravante mafiosa. E' quanto ribadito dalla seconda sezione penale della Cassazione che ha accolto il ricorso proposto dagli avvocati Sergio Rotundo e Giosuè Monardo che si erano rivolti alla suprema corte proprio per l'annullamento dell'aggravante della mafiosità. Disposto, quindi, l'annullamento dell'ordinanza con rinvio al Tribunale del Riesame di Catanzaro per un nuovo giudizio.

I fatti. Onofrio Arcella era stato arrestato lo scorso 23 agosto a Filogaso unitamente a Francesco e a Renato Cracolici, rispettivamente 41 e 37 anni, bracciante agricolo il primo e pastore il secondo. I carabinieri, camuffati da operai, stavano lavorando nel parco eolico-fotovoltaico a Filogaso, quando sono stati avvicinati da tre persone. Quindi, con atteggiamenti e minacce di morte i tre avrebbero cercato di costringere i “militari-operai” ad allontanarsi dal parco eolico-fotovoltaico interrompendo i lavori intrapresi. Sui terreni dove insiste il parco eolico (di cui è cointestatario lo stesso Francesco Cracolici sul quale Enel Green power esercita il diritto di superficie) sino a poco tempo fa i lavori di pulizia venivano eseguiti proprio dai tre arrestati. Secondo l’accusa l’estorsione sarebbe stata portata avanti da Francesco Cracolici (nella foto), in concorso con Renato Cracolici e con Onofrio Arcella
La scarcerazione. I tre erano stati scarcerati dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Lorenzo Barracco, che nel convalidare gli arresti operati dai carabinieri aveva attenuato la misura cautelare e non ritenendo sufficienti le prove raccolte per contestare anche l’aggravante del metodo mafioso aveva disposto i domiciliari. Gli atti dell’inchiesta sono comunque stati trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e il gip distrettuale ha quindi deciso di emettere una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per i tre presunti autori della tentata estorsione.
