In base ai dati desumibile dall'annuale rapporto curato dalla Università Ca' Foscari di Venezia in collaborazione con l'IFEL, dalla sua introduzione ad opera del D.L. 174 del 2012 fino al 31 dicembre 2019, n. 393 comuni hanno attivato la procedura di riequilibrio (circa il 4,5 per cento del totale) e, a fine 2019, per 142 enti (pari al 39 per cento) risulta superata la fase istruttoria per l'avvenuta approvazione del piano da parte delle Sezioni regionali della Corte dei conti. Dopo il picco del 2013 (63 procedure) e il minimo del 2015 (31), negli ultimi tre anni si è assistito ad una crescita rilevante del numero di procedure. La distribuzione territoriale presenta una marcata caratterizzazione geografica: il 75 per cento comuni in riequilibrio pluriennale è ubicato nel meridione (con Sicilia, Campania e Calabria in testa), il 13 per cento nel Nord e l'11 per cento nel Centro. La classifica delle Regioni è guidata dalla Sicilia (76), seguita dalla Calabria (73), dalla Campania (61) e, infine, dalla Puglia (32). Fra i territori più virtuosi, Friuli-Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Sardegna, dove non è stata attivata alcuna procedura di riequilibrio finanziario; positivo anche il dato di diverse altre regioni per le quali si registrano meno di una decina di casi (Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Marche, Piemonte, Veneto e Toscana).

La situazione calabrese. Come noto, la Calabria è fra le Regioni italiane in cui è concentrato il numero più alto delle procedure di riequilibrio. Nello specifico, i comuni calabresi attualmente (agosto 2020) interessati dalla procedura di riequilibrio (per alcuni già validata dalla Corte dei conti, per altri ancora sottoposta al vaglio della Commissione Ministeriale di cui all'art. 115 T.U.E.L.) sono n. 32, come risulta dai documenti agli atti della Corte dei conti.
Rispetto al quadro indicato dalla Università Ca' Foscari con riferimento a dicembre 2019, infatti, alcuni enti hanno dichiarato il dissesto spontaneamente o per intervento della magistratura contabile.

Attualmente si trovano in piano di riequilibrio i Comuni di Altilia, Bisignano, Diamante, Domanico, Montalto Uffugo, Pietrapaola, Rende, Rogliano, S. Nicola Arcella, Santa Domenica Talao, Saracena, Scalea (tutti in Provincia di Cosenza); Borgia, Centrache, Decollatura, Guardavalle, Lamezia Terme, Montepaone, S, Pietro a Maida, Sellia Marina, Soveria Mannelli, Taverna (tutti in Provincia di Catanzaro); Benestare, Bianco, Brancaleone, Careri, Giffone, Reggio Calabria (tutti in Provincia di Reggio Calabria); Joppolo, Rombiolo, Serra S. Bruno e Vibo Valentia (tutti in Provincia di Vibo Valentia).
L'analisi della situazione calabrese, proprio per l'elevato numero di enti in piano di riequilibrio, appare interessante per valutare le concrete conseguenze delle norme dettate dalla recente decretazione d'urgenza, il cui dichiarato fine è concedere sostegno finanziario a Comuni piagati dalla difficile situazione economica e dall'emergenza COVID.

In Calabria, allo stato, soltanto al Comune di Reggio Calabria si applicheranno tutti gli istituti previsti dal D.L. 104 del 2020. Soltanto per questo ente avrà luogo un concreto sostegno finanziario, la sospensione di ogni procedura esecutiva da parte dei creditori e la temporanea "sospensiva" dei termini fissati dalla magistratura contabile.
La Calabria, come è noto, è caratterizzata per intero da una situazione socio-economica non florida; è bisognosa di sostegno finanziario e anche di una reale presenza della Corte dei conti quale "custode" della legalità finanziaria. Non è quindi dato cogliere perché le risorse statali vengano convogliate su un unico Comune, e perché, al contempo, a questo ente venga concesso – posto che la situazione emergenziale legata al Covid riguarda l'intero territorio regionale– di vedere sospesi i termini imposti dalla competente Sezione di controllo.