Un "delinquente di Vibo Marina" per Andrea Mantella. Uno "dagli atteggiamenti strafottenti" per Raffaele Moscato. Così i due pentiti della ‘ndrangheta vibonese hanno dipinto in aula, tempo addietro, Antonio Vacatello, 53 anni, imputato davanti al Tribunale collegiale di minacce aggravata e violenza privata nei confronti del testimone di giustizia di Pizzo Calabro Francesco Vinci. Si tratta di uno stralcio del processo scaturito anni addietro dall’operazione "Never Ending" conclusa con cinque assoluzioni e una condanna in primo grado e con la condanna di tutti gli imputati, compreso Vacatello, in Appello. Nell’aula bunker del Tribunale di Vibo Valentia è toccato ai collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Raffaele Moscato rispondere alle domande del pm della Direzione distrettuale antimafia Annamaria Frustaci. Dalle loro deposizioni, in parte inedite, sono emersi nuovi elementi in ordine alla figura di Antonio Vacatello, difeso dall'avvocato Francesco Muzzopappa,  e in relazione ai contrasti tra le varie consorterie criminali sul territorio di Vibo Marina.

Il profilo di Vacatello secondo i pentiti. Per Raffaele Moscato, Vacatello (nella foto) sarebbe stato battezzato dalla ‘ndrangheta e farebbe parte del locale di Zungri guidato da Peppone Accorinti. Dichiarazioni che in parte collimano con quanto dichiarato successivamente da Andrea Mantella che ha indicato il 53enne di Vibo Marina originario di Piscopio come uno degli uomini di Francesco Mancuso, alias “Ciccio Tabacco”, vicino agli Accorinti di Zungri. “Se c’era qualcosa a Vibo Marina – dice Mantella riferendosi a Vacatello – era a lui che bisognava rivolgersi”.

Il tentativo di gambizzarlo. A Vibo Marina e dintorni, però, tra il 2009 ed il 2010 erano emersi attriti tra le diverse consorterie presenti sul territorio. Un dettaglio che emerge dalla deposizione di Raffaele Moscato: “Salvatore Tripodi – spiega il pentito – ci ha riferito delle figuracce che Vacatello faceva fare alla famiglia in occasione delle festa della Madonna a Porto Salvo per via delle richieste estorsive avanzate da Vacatello valle varie bancarelle a nome dei piscopisani”. Gli stessi che nel 2010 avrebbero tentato di gambizzarlo. Altro retroscena raccontato dalla viva voce di Moscato. “Doveva farlo Sasha Fortuna – dichiara il collaboratore di giustizia – che abitava in linea d’aria a venti metri da Vacatello. Volevano gambizzarlo sotto casa per il solito atteggiamento strafottente che aveva. Poi non se ne fece nulla e Fortuna mi disse che la pistola si inceppò anche se a me sembra difficile che con una calibro 38 posso avvenire ciò”.

La bomba al chiosco. Un altro episodio che risale più o meno a quegli anni è l’attentato dinamitardo che distrusse un chiosco ubicato sul corso principale di Vibo Marina, proprio davanti al bar-paninoteca di proprietà di Antonio Vacatello. Di ciò parla il pentito Andrea Mantella che su esplicita domanda del pm Annamaria Frustaci spiega: “Quella bomba fu messa da Vacatello per questioni di concorrenza”. La presenza di quel chiosco adibito a gelateria davanti al proprio locale avrebbe quindi dato fastidio al 53enne e per questo venne fatto saltare in aria. “Il giorno dopo – aggiunge Mantella – fui interpellato da una persona di Vibo e sono andato a casa di Salvatore Tripodi a Porto Salvo per chiedere informazioni. Mi disse che era stato Vacatello perché lo avevano avvicinato e lui aveva confermato motivando tutto con il fatto che quel locale dava fastidio”.