Agente della Penitenziaria ferito in carcere: scatta l'allarme sicurezza in Calabria
Un poliziotto è stato aggredito da un detenuto all'interno dell'istituto penitenziario e ha riportato una ferita al volto. Il Sappe denuncia l'ennesimo episodio di violenza e sollecita un piano straordinario per il sistema carcerario
Nuova aggressione ai danni di un agente della Polizia penitenziaria nel carcere di Rossano. L'episodio, reso noto dal Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), si è verificato all'interno della casa circondariale, dove un detenuto avrebbe colpito un poliziotto durante il servizio.
L'agente ha riportato una profonda ferita all'arcata sopracciliare ed è stato accompagnato in ospedale, dove i medici hanno applicato sette punti di sutura. Per lui è stata emessa una prognosi di dieci giorni.
Il sindacato torna così a puntare l'attenzione sulle condizioni di lavoro del personale penitenziario e sul crescente numero di episodi di violenza registrati negli istituti di pena. Secondo il Sappe, le aggressioni ai danni degli agenti sarebbero ormai sempre più frequenti e rappresenterebbero il sintomo di una situazione divenuta difficile da gestire.
Per il sindacato è necessario un intervento immediato da parte delle istituzioni, attraverso un piano nazionale che rafforzi la sicurezza nelle carceri e consenta di affrontare le criticità legate all'organizzazione del sistema penitenziario.
Tra le richieste avanzate figura anche il potenziamento degli organici della Polizia penitenziaria. Secondo il Sappe sarebbe necessario incrementare il numero degli agenti con nuove assunzioni per colmare l'attuale carenza di personale, ritenuta una delle principali cause delle difficoltà operative all'interno degli istituti.
Il sindacato propone inoltre una riorganizzazione del circuito penitenziario, con strutture differenziate in base ai livelli di sicurezza, così da destinare i detenuti più violenti a istituti ad alta vigilanza e ridurre i rischi per il personale e per gli altri ristretti.
Nel documento vengono infine richiamati altri nodi strutturali del sistema, a partire dal sovraffollamento delle carceri, dall'impiego delle misure alternative alla detenzione fino alla gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici o problemi di tossicodipendenza, aspetti che, secondo il Sappe, richiedono interventi specifici per alleggerire la pressione sugli istituti penitenziari.
