Giovane ucciso in Calabria, il gip dispone il carcere per gli indagati
Pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove per l’omicidio di Filippo Verterame. Sono questi alcuni dei motivi che hanno determinato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, a emettere la misura cautelare in carcere per i cinque indagati della rissa che ha causato la morte del 22enne Filippo Verterame lo scorso 19 agosto a Le Cannella nel comune di Isola Capo Rizzuto.
Il gip, nella serata del 23 agosto ha emesso l’ordinanza con le misure cautelari che riguardano Francesco Paparo (59 anni), Antonio Paparo (40) Giuseppe Paparo (39), Giuseppe Verterame (57) e Alessandro Bianco (44) che si trovavano già in stato di arresto nella casa circondariale.
Le indagini dei carabinieri e gli interrogatori svolti dal pm Pasquale Festa, hanno permesso di individuare le varie responsabilità dei cinque indagati per la rissa che erano stati arrestati in ‘quasi flagranza di reato’ il 20 agosto per il reato di rissa aggravata. Successivamente alla morte del giovane Filippo Verterame, la Procura ha evidenziato le imputazioni per ognuno dei protagonisti della tragica rissa.
L’indiziato principale per la morte di Filippo Verterame è Giuseppe Paparo il quale è accusato di omicidio volontario. Secondo la ricostruzione fatta in base agli elementi emersi dall’indagine, Giuseppe Paparo dopo essersi impossessato di un coltello, avrebbe inseguito i Verterame (prima Filippo, colpito alla gola e poi lo zio Giuseppe): un fatto questo che, secondo il gip, esclude l’ipotesi di legittima difesa.
Oltre che per l’omicidio, Giuseppe Paparo deve rispondere anche del tentato omicidio di Giuseppe Verterame per averlo ferito con un coltello da cucina sferrando “almeno tre fendenti” all’altezza del busto. Verterame, che era seduto nella sua auto, si è protetto con gli arti ed ha subito ferite gravi tra cui l’amputazione diretta del pollice della mano destra (che è stato raccolto dai carabinieri nell’auto).
Sempre Paparo dovrà difendersi dall’accusa di lesioni personali aggravate per aver ferito Alessandro Bianco all’avambraccio, e per porto abusivo di armi.
La Procura contesta il tentato omicidio anche Giuseppe Verterame per aver ferito Giuseppe Paparo colpendolo più volte all’addome ed al torace causandogli la perforazione del polmone destro; Giuseppe Verterame deve rispondere anche delle lesioni personali aggravate per il ferimento di Francesco Paparo all’avambraccio sinistro e del porto abusivo di armi.
Nella vicenda è indagato a piede libero Carmine Verterame, papà di Filippo anche se resta da verificare la sua effettiva partecipazione alla rissa.
La misura cautelare in carcere era stata chiesta dal sostituto procuratore Festa e la decisione del gip deriva dalla constatazione della “allarmante violenta personalità degli indagati i quali si sono dimostrati assolutamente incapaci di porre freno ai propri impulsi criminali e violenti tanto da favorire la degenerazione di un banale diverbio in un bagno di sangue”. Il gip rileva anche il pericolo di inquinamento delle prova “atteso che è alla luce delle versioni contraddittorie o comunque parzialmente inattendibili vi è il pericolo che gli indagati, senza presidio cautelare, possano concordare tra di loro le versioni da offrire”.
Intanto è stata eseguita l’autopsia sulla salma di Filippo Verterame il cui funerale si svolgerà lunedì 25 agosto alle ore 17 nel duomo di Isola Capo Rizzuto. La famiglia di Filippo aveva autorizzato l’espianto degli organi.
