"Giorno del ricordo", per ricordare i massacri delle foibe, celebrato anche a Vibo Valentia dove nella sala consiliare del municipio, questa mattina, l'Amministrazione e gli studenti hanno incontrato Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 febbraio presente in videocollegamento, e Lucilla Crosilla, testimone dell'esodo. L'incontro si è tenuto nel corso della riunione della IV commissione, Politiche sociali, alla presenza degli studenti del Liceo "V. Capialbi" di Vibo che hanno anche messo in scena una breve rappresentazione teatrale.

"Quello stesso grido che emaniamo il 27 di gennaio - ha detto il sindaco Maria Limardo - lo ribadiamo anche oggi: mai più, mai più vittime di tragedie così immani". Il primo cittadino ha poi spiegato che "chiamiamo Lucilla Crosilla ogni anno da quando sono sindaco: ho voluto che venisse lei perché possa trasmettere con la sua viva voce il racconto di quello che è stato, perché è una delle pochissime testimoni rimaste in Calabria".

"Sono nata in Istria, siamo venuti in Italia nel 1943 su un camion - ha raccontato proprio Lucilla Crosilla - che ci ha portato a Pola. Lì papà ci imbarcò sulla nave 'Toscana' mentre lui purtroppo rimase là: non poteva seguirci in quanto era sotto controllo da parte dei titini. Noi siamo saliti sulla nave con mamma, mia fratello e mia sorella, e siamo sbarcati a Trieste dove siamo stati accolti da un parente e abbiamo aspettato notizie di nostro padre. Purtroppo lui era in attesa di essere giustiziato. Due suoi fratelli sono stati infoibati, uno aveva 40 anni e non se n'è trovato mai il corpo: anche questo non si conosce, che nelle foibe ci sono ancora tanti corpi non riesumati, molte foibe non sono state aperte. L'altro fratello aveva 26 anni, è stato ritrovato e riconosciuto dalla moglie solo perchè aveva un dito della mano destra più corto delle altre".

Crosilla si è detta anche "offesa" del fatto che di foibe si parla sempre molto poco: "Bisogna insegnare ai giovani che ci dev'essere uguaglianza, non ci dev'essere supremazia. L'ha detto anche il Papa, si può essere superiori solo quando si tende la mano a chi è in ginocchio sotto di te". E sul rapporto con i giovani: "Io posso raccontargli che con la violenza e la sofferenza degli altri non si può pensare a una pace nella propria vita".