La città di Vibo Valentia è al centro delle motivazioni della sentenza sulle presunte estorsioni e danneggiamenti ai danni di diverse aziende impegnate nei cantieri locali, episodi che sarebbero stati messi in atto dalle cosiddette nuove leve del crimine vibonese. Tra queste, Michele Manco è l’unico condannato al processo a sei anni, e proprio a lui sono contestati i vari episodi.

Manco, referente della ‘ndrina “Pardea–Ranisi”, avrebbe concorso in una tentata estorsione ai danni di Giuseppe Mazzotta, dipendente della “IIC Srl”, e sarebbe stato coinvolto nell’incendio di un furgone della società, con l’obiettivo di costringere il legale rappresentante a versare somme di denaro. Tuttavia, le dichiarazioni di Mazzotta non hanno consentito di identificare l’autore delle minacce, portando all’assoluzione di Manco per insufficienza di prove.

Diversamente, Manco è stato ritenuto colpevole di una tentata estorsione aggravata ai danni dei titolari delle società “De Nisi Srl” e “Edil Costruzioni Srl” il 4 febbraio 2022. Fondamentali sono state le dichiarazioni dettagliate e coerenti di Antonio Domenico Daqua, confermate dai testimoni De Nisi e Cirillo, e dall’agente Serra, che ha riconosciuto l’auto e l’accesso di Manco al cantiere.

Un’altra tentata estorsione riguarda Rosario Stagno, titolare della “Stagno Aedil Srl”. Il 4 gennaio 2022 Manco avrebbe contattato telefonicamente la vittima da una cabina pubblica nei pressi della Casa Circondariale di Benevento, cercando di ottenere somme di denaro legate a un cantiere in via Murmura. La chiamata, verificata tecnicamente, conferma che Manco si era recato appositamente alla cabina per effettuare il contatto.

La sentenza conferma così la responsabilità di Manco in alcuni episodi chiave, mentre altri fatti contestati, per i quali non sono emersi elementi probatori sufficienti, hanno portato all’assoluzione.