Vibo, il paradosso delle risorse non utilizzate all’Asp: «Restituiti 2,6 milioni di euro»
«Un insulto ai malati». Intanto i LEA restano ai minimi storici e i reparti dell’ospedale scoppiano
Mentre la sanità della provincia di Vibo Valentia continua a soffrire per una cronica carenza di risorse, emerge un caso che il Comitato Caregivers "Don Mottola Medical Center" non esita a definire paradossale: l'Asp avrebbe restituito alla Regione Calabria circa 2,6 milioni di euro. Si tratta di fondi vincolati, già assegnati per potenziare l'assistenza ai pazienti fragili, che torneranno alla base senza essere stati trasformati in servizi.
Secondo il Comitato, queste cifre erano destinate all'acquisto di prestazioni essenziali come le RSA M1 e le RECC, fondamentali per i percorsi post-acuti. La giustificazione dell'Asp, basata sull'impossibilità di utilizzare i fondi poiché di competenza dell'anno precedente, viene rispedita al mittente dai volontari: i decreti (Dca 302 e 316) stabiliscono tetti di spesa pluriennali, sarebbe bastata una nota informativa alla Regione per confermare l'utilizzo delle somme nell'annualità successiva ed essendo fondi vincolati, verranno ora redistribuiti tra le altre province calabresi, già più efficienti e dotate di servizi.
Il mancato utilizzo di questi fondi ha ricadute drammatiche sulla gestione dei posti letto. Nel Vibonese si contano ogni anno oltre 2.100 ricoveri complessi (ictus, infarti, fratture di femore). Di questi, circa 1.300 pazienti necessiterebbero di continuità assistenziale sul territorio. «Le Ortopedie sono sature di pazienti già operati che non possono essere dimessi perché non c'è dove mandarli. Il risultato? Chi arriva con una frattura "fresca" viene spedito fuori provincia, mentre i nostri anziani restano bloccati in corsia lontano dai propri cari».
Il collasso del coordinamento tra ospedale e territorio (le cosiddette COT) sta spingendo il sistema verso il baratro. Senza posti nelle strutture territoriali, l'unica soluzione diventa l'invio improprio in ospedale, alimentando un circolo vizioso che favorisce il privato.
Il Comitato cita casi limite, come quello di due genitori costretti a mettere in vendita la casa per garantire le cure alla figlia. È il ritratto di una sanità che "abdica al proprio ruolo", scaricando le inefficienze amministrative sulle spalle dei cittadini più deboli.
I numeri certificano il disastro: i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) territoriali a Vibo sono fermi a 8,8 punti, contro i 17 di altre province e uno standard richiesto di 24. «Restituire 2,6 milioni non è rigore amministrativo, è cattiva gestione — conclude il Comitato —. Si sceglie deliberatamente di lasciare il Vibonese indietro mentre il resto della regione avanza».
