sant'onofrio
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L’Epifania del 1991 doveva essere una giornata di festa. A Sant’Onofrio, invece, si trasformò in una mattina di sangue. Era il 6 gennaio quando una piazza affollata venne squarciata dal rumore secco dei colpi di pistola: un commando della ’ndrangheta entrò in azione seminando morte e panico. Due persone persero la vita, dieci rimasero ferite. Era uno degli episodi più feroci della faida tra lo storico casato dei Bonavota e il clan emergente dei Petrolo. E' quanto scrive “il Corriere della Calabria”.

Tra le vittime c’era Onofrio Addesi, 38 anni, operaio, padre di famiglia. Un uomo estraneo a qualsiasi dinamica criminale, finito nel mirino dei killer solo perché si trovava lì. Con lui morì Francesco Augurusa, 44 anni, collega e amico. Quel mattino si erano incontrati in piazza Umberto I per un caffè, come tante altre volte, condividendo la semplicità di una domenica di festa.

Poco dopo le 11, un’Alfa 33 arrivò a forte velocità. Gli uomini armati scesero dall’auto e aprirono il fuoco senza esitazione, colpendo chiunque si trovasse davanti. L’obiettivo era un soggetto ritenuto vicino ai Bonavota, ma la pioggia di proiettili travolse anche innocenti. Addesi e Augurusa non ebbero scampo.

Il commando fuggì verso Lamezia Terme, ma una pattuglia dei carabinieri intercettò l’auto dopo un inseguimento lungo la Tirrenica Inferiore. A bordo fu fermato Rosario Michienzi, che fece i nomi di mandanti ed esecutori. Le indagini confermarono subito l’estraneità delle due vittime.

Nel 1993 la Corte d’Assise di Catanzaro condannò all’ergastolo come mandanti Nazzareno e Pasquale Matina e Rosario Petrolo. La strage di Sant’Onofrio resta una ferita aperta: la storia di due uomini qualunque uccisi da una guerra che non avevano scelto.