Usura ed estorsione tra Vibo e Reggio, sei condanne confermate in Appello
Resta immutata la sentenza a carico di sei imputati, coinvolti nell'operazione Insomnia, accusati di usura ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose
Resta immutata la sentenza della Corte di appello di Catanzaro per sei imputati coinvolti nell’operazione Insomnia, scattata il 25 novembre 2014 contro il clan Lo Bianco-Barba, svelando un ampio giro di usura e di estorsioni, aggravate dalle modalità mafiose, compiute nelle province di Vibo e Reggio Calabria ai danni di un commerciante di abbigliamento e oggetti preziosi, poi divenuto testimone di giustizia.
Le condanne. I giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza emessa dal gup distrettuale il 7 marzo del 2016 , condannando Gaetano Cannatà, di 43 anni, di Vibo Valentia, a 6 anni di reclusione; il fratello Francesco Cannatà, di 41 anni, di Vibo, a 4 anni di carcere; Damiano Pardea, di 32 anni, di Vibo Valentia, a 3 anni e 4 mesi; Alessandro Marando, di 41 anni, di Rosarno, a 3 anni di reclusione; Salvatore Furlano, di 48 anni, di Vibo Valentia, a 5 anni di carcere e Giovanni Franzè, di 55 anni, di Stefanaconi, a 4 anni.
Il ricatto. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a garanzia degli interessi e del capitale, gli usurai si sono fatti consegnare dal commerciante due orologi Rolex, una partita di gioielli e pietre preziose, assegni e una scrittura privata che li ponesse al riparo da possibili denunce. Per ottenere i pagamenti, inoltre, i fermati avrebbero minacciato gravi ritorsioni ai danni del commerciante e dei suoi familiari (“Se ti vedo ti scasso la pancia” ; “…per colpa tua sto facendo brutta figura con tutte le persone …vedi di onorare gli impegni presi altrimenti qui diventa come il giorno dei morti”; “…non ti azzardare a denunciarmi, altrimenti dove ti trovo ti spacco e tieni conto che ho anche quel pezzo di carta che mi tutela.
