Inizierà il prossimo 17 marzo il processo nei confronti Antonio De Pace, l'infermiere di Dasà, nel Vibonese, che ha assassinato la sua ragazza, Lorena Quaranta, studentessa di Medicina, il 31 marzo scorso. L'uomo deve rispondere dell'accusa di omicidio aggravato anche dalla premeditazione. Il giudice ha accolto la richiesta formulata dal pm Roberto Conte, il magistrato che ha seguito l'inchiesta dei carabinieri sulla tragica vicenda. La Procura di Messina gli contesta anche la premeditazione del delitto. L'uomo, infatti, avrebbe rivelato ai nipoti di voler trasferire i risparmi esistenti sul suo conto. Parte civile si sono costituiti nel corso dell'udienza preliminare tenuta nella giornata di ieri, i familiari della povera Lorena, con l'avvocato Giuseppe Barba, e anche numerose associazioni di tutela per le donne che subiscono violenza o vengono trucidate dai compagni.

Il delitto è avvenuto a Furci Siculo, nel Messinese. I due giovani, 29 anni lui, 27 lei, studentessa universitaria, vivevano insieme e De Pace, dopo aver strangolato la ragazza con cui aveva avuto una violenta lite, ha chiamato i carabinieri e confessato l’omicidio. Avrebbe anche tentato il suicidio tagliandosi le vene riuscendo a procurarsi solo ferite superficiali.

I difensori del giovane - gli avvocati Bruno Ganino e Ilaria Intelisano - avevano chiesto il giudizio abbreviato condizionato allo svolgimento di una perizia psichiatrica, ma il gup ha rigettato l'istanza perchè il rito alternativo, per gli omicidi aggravati commessi in periodo successivo al febbraio del 2019, non è più consentito.