L'inchiesta era scattata nel novembre del 2014 ad opera della Dda di Catanzaro ed fatto luce su un vasto giro di usura ed estorsioni ai danni di un commerciante

Sei persone sono state condannate al termine del processo con rito abbreviato scaturito dall'operazione 'Insomnia' scattata il 25 novembre 2014 con un provvedimento di fermo della Dda di Catanzaro che fa luce su un vasto giro di usura ed estorsioni, aggravate dalle modalità mafiose, compiute nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria ai danni di un commerciante di abbigliamento e di oggetti preziosi poi divenuto testimone di giustizia. La sentenza è stata emessa dal gip distrettuale di Catanzaro, Giuseppe Perri. Queste le condanne: Gaetano Cannatà, 42 anni, di Vibo Valentia, è stato condannato a 6 anni di reclusione; il fratello Francesco Cannatà, 40 anni, di Vibo, è stato condannato 4 anni di carcere; Damiano Pardea, 31 anni, di Vibo Valentia, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi; Alessandro Marando, 40 anni, di Rosarno (3 anni); Salvatore Furlano, 48 anni (5 anni); Giovanni Franzè, 54 anni, di Stefanaconi (4 anni).

Nel processo si sono costituiti parti civili la vittima, rappresentata dall'avvocato Michele Gigliotti e la fondazione antiusura "Interesse Uomo" con l'avvocato Josè Toscano.

A vario titolo devono rispondere dei reati di usura ed estorsioni, aggravate dalle modalità mafiose, ai danni di un commerciante di Vibo Valentia poi divenuto testimone di giustizia. Gli arrestati avrebbero fatto riferimento ai clan Bellocco di Rosarno, Fiarè-Gasparro-Razionale di San Gregorio d’Ippona  e Pardea di Vibo Valentia. In casa di Franzè e Pardea, i carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia aveva ritrovato diverso materiale di interesse a casa degli arrestati.

Salvatore Furlano

In particolare, in un negozio di abbigliamento sito su corso Vittorio Emanuele a Vibo Valentia, dove lavora Salvatore Furlano, i carabinieri del reparto operativo e del nucleo investigativo, diretti all'epoca dal tenente Marco Califano, avevano trovato una pistola calibro 6,35 con matricola abrasa ed un manoscritto con i riti di affiliazione alla ‘ndrangheta poggiato sopra una scatola di scarpe. Altro manoscritto con riferimenti all’affiliazione alla criminalità organizzata era stato poi rinvenuto all’interno dell’immobile di proprietà di Giovanni Franze, ubicato a Stefanaconi.

Giovanni Franzè

La vittima delle condotte usurarie è un commerciante di Vibo finito sotto usura dal 2010 attraverso un primo prestito di 5mila euro cresciuto a dismisura negli anni per via degli interessi usurari. Il tasso ad usura sui prestiti variava dal 10 al 15% mensile. Dopo esplicite minacce da parte degli arrestati al figlio minore del commerciante e ad altri familiari quali il fratello ed il cognato, la vittima aveva deciso nel giugno 2014 di collaborare con i carabinieri che già avevano iniziato da tempo una propria attività di indagine. Il commerciante è entrato quindi nel programma di protezione riservato ai testimoni di giustizia. Le aggravanti del metodo mafioso contestate dal pm della Dda, Camillo Falvo, hanno retto solo per Gaetano Cannatà. Nei confronti di Salvatore Fulano, l'accusa di estorsione è stata derubricata nel reato di violenza privata.

Collegio di difesa. Gaetano Cannatà era difeso dagli avvocati Luigi Gullo e Valerio Murgano; Francesco Cannatà dall'avvocato Valerio Murgano; Damiano Pardea dagli avvocati Nicola Cantafora e Francesco Sabatino; Alessandro Marando era assistito dagli avvocati Michele Novella e Carmelo Naso; Salvatore Furlano dall'avvocato Francesco Sabatino; Giovanni Franzè dagli avvocati Giuseppe Bagnato e Sergio Rotundo. (g.b.)

operazione insomnia

 

 

 

 

 

 

 

In foto in basso da sinistra verso destra: Salvatore Furlano, Damiano Pardea e Alessandro Marando