Luca (nome di fantasia) fa un incidente, in moto, e nonostante sembra non avere ferite importanti o qualcosa di rotto, decide lo stesso di andare allo Jazzolino, ospedale di Vibo Valentia, per assicurarsi che vada tutto bene. La situazione che si trova davanti una volta superata l’accettazione è a dir poco shoccante: il pronto soccorso è pieno fino all’orlo di pazienti e c’è un solo medico di turno che sì, fa tutto il possibile per prendersi cura di ognuno, ma il gran numero di gente e il continuo arrivo di codici rossi rendono tutto il possibile non abbastanza. Luca si siede, rassegnato all’idea di dover aspettare. Sono le tre e mezza del pomeriggio. Ritorna a casa all’una del mattino, ma non si lamenta: c’è chi ha aspettato di più e in condizioni peggiori. Luca non è l’unico, l’ultimo o un’eccezione, Luca è uno fra tanti, l’ennesimo. C’è Leo (nome di fantasia): ha cinque anni, è molto curioso e mentre la mamma era distratta, per un solo secondo, perché la sua mamma non si distrae mai, ha voluto vedere cosa succede se ci si mette dei chiodi nel sopracciglio. Fa tanto male.

Il medico è riuscito a ritagliarsi quindici minuti per mettergli dei punti dopo un’ora di attesa. E oltre Leo e Luca, ci sono tante altre persone, persone che urlano dal dolore, che soffrono, che aspettano da più di mezza giornata di essere curati. Alcuni vanno a casa da soli, perché l’attesa è troppo lunga da sopportare, altri vengono mandati a casa dal personale stesso, perché sono codici bianchi e a stento ci si riesce a prendere cura dei gialli.

La gente è indignata, non ce la fa più. “Io pago le tasse da anni, le pago per essere curato e ciò che ottengo sono ore e ore di fila!” dice qualcuno. Qualcun altro aggiunge: “A questo punto mi viene da dire che il Pronto Soccorso non serve più, può anche chiudere! Che accettino codici rossi e basta!”. Una donna, in attesa da ore, sente il dovere di specificare: “La colpa non è neanche dei medici, sono soli, affogano trai pazienti, è lo Stato che deve aiutarci, aggiungere medici, mandare soldi. Da soli siamo perduti, noi e loro”. Un uomo, invece, è più diretto: “Se non potete curarmi, ridatemi i soldi che ho versato per anni”. Qualcuno fa ironia un po’ amara: “Menomale che il soccorso è pronto, se fosse stato in ritardo chissà quanta attesa”. Tutti, però, concordano su una cosa: “Siamo italiani e l’Italia ci guarda nella sala d’attesa dello Jazzolino, ci sente urlare e non fa niente”.

Andare al Pronto Soccorso, a Vibo Valentia, sta diventando un vero e proprio incubo, più spaventoso dello stare male in sé. I cittadini, però, non demordono, lottano per i propri diritti e si fanno sentire, e prima o poi avranno la loro vittoria.