Pizzo, "pietra campana": la parola all'associazione "Antonio Anile"
La posizione del circolo culturale “Antonino Anile”, a proposito della ubicazione della “pietra campana” della Chiesa di San Giorgio in Pizzo
"Lungi dalle polemiche sorte in questi giorni sia tra i cittadini che nei social network, ritengo doveroso intervenire ad onore della verità per lo spostamento operato della 'pietra campana'". E' quqesto l'incipit di una nota del presidente dell'associazione "Antonio Anile" di Pizzo, il professore Gerlando Gioffrè. "Ed in verità - spiega -, l’illuminazione a led della facciata del Duomo di San Giorgio, realizzata dall’attuale Amministrazione nell’ambito del progetto di riqualificazione del quartiere Carmine, trova il plauso di questa Associazione in quanto valorizza la monumentale facciata plurisecolare della chiesa e ne esalta le linee architettoniche. Facciata che è stata diverse volte restaurata nel corso degli anni anche dalle passate amministrazioni". "Per tale illuminazione, prendo atto che è stata spostata, ricollocandola poco oltre, dalla sua ubicazione primitiva la notoria e storica 'pietra campana' che è sempre stata parte integrante del Duomo di San Giorgio, e ne rimane la memoria storica. Vari artisti, pittori, fotografi , scrittori hanno sempre messo in risalto detta pietra lavica modellata a forma di campana. C’è addirittura chi, nei tempi passati, ne ha addirittura intessuto una leggenda. Apprezzato è il quadro, che poi il Comune di Pizzo ha comprato, del prof. Gregorio Vaianella del 1968 del prospetto del Duomo. L’opera faceva parte di una serie di quadri di pregevole fattura del medesimo artista riproducenti monumenti noti della Calabria. Ritengo che sia ancora in possesso del Comune di Pizzo.
Ma veniamo alla verità storica che la maggior parte non sa".
Il significato. "Quale il significato - prosegue - della ubicazione di una pietra lavica posta allo spigolo di una chiesa o di un fabbricato? Quando nel 1300 Pizzo era città fortificata sorta su una rupe tufacea di forma rettangolare ai cui quattro vertici erano poste quattro torri di guardia ( forte della monacella, torre angioina, che è stata poi conglobata nel castello, ed altre due torri sul lato prospiciente la Seggiola ) l’assetto urbanistico del territorio venne delimitato e squadrato con pietre a forma di campana. Il territorio venne suddiviso in tre vie parallele collegate tra loro con vicoli e piazze che corrispondono oggi l’una alle vie Savoia e Posca, l’altra alle vie Musolino e Chiaravalloti, e l’ultima alle vie Paladini e Roma. Per delimitare la futura edificazione della Chiesa dalla strada pubblica, l’attuale pietra campana venne posta ad un vertice del lotto. Di queste pietre due soltanto sono pervenute ai nostri giorni, ossia la “pietra campana” del Duomo di San Giorgio e l’altra ubicata ad un vertice del palazzo ex Scordamaglia alla via Marincola, di fronte al castello. Ecco svelato il significato dell’ubicazione delle “pietre campane”. Pertanto, è necessario - continua - ai fini della continuità storica che la “pietra campana “ venga ricollocata nella sua primaria posizione, per testimoniare le memorie di un tempo".
Il segnale. "Essa - prosegue - è il segno tangibile della topografia napitina del primo nucleo urbano. Sia il faretto dell’illuminazione a led, sia la “pietra campana” possono entrambi coesistere; basta soltanto accostare il faretto al basamento della lesena, e la “pietra campana” riposizionata al suo posto. Ritengo che così si otterrà il duplice beneficio di avere sia l’illuminazione e sia la continuità storica. Poiché la stessa potrebbe essere oggetto di vandalismo, o addirittura rubata, per come è successo con altri manufatti, allora è preferibile che la stessa venisse ancorata saldamente al suolo con un perno di acciaio alla base. Sarebbe inoltre necessaria - conclude - apporvi una targa illustrativa della stessa. Quanto sopra chiedo nell’esclusivo interesse della collettività e della storia".
