La Suprema Corte ha confermato le condanne a carico del clan Mannolo-Trapasso-Zoffreo-Falcone di San Leonardo di Cutro, coinvolto in un vasto racket ai danni dei villaggi turistici tra le province di Crotone e Catanzaro.

La pena più severa, 10 anni e 1 mese, era già definitiva per l’86enne boss Alfonso Mannolo, che ha rinunciato a ricorrere. Confermate anche altre sei condanne: Santino Caterisano (56) a 6 anni, 2 mesi e 20 giorni; Albano Mannolo (55) e Leonardo Mannolo (37) a 4 anni, 1 mese e 23 giorni ciascuno; Antonio Mannolo (56) a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni; Carmelina Mannolo (59) a 9 mesi e 10 giorni (pena sospesa); Fiore Zoffreo (58) a 7 anni, 2 mesi e 20 giorni.

Cinque imputati dovranno invece tornare davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, esclusivamente per la rivalutazione di alcune circostanze. Tra questi, Dante Mannolo (57), collaboratore di giustizia, per cui la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza relativa a un’accusa ormai prescritta; in Appello aveva concordato 3 anni e 10 giorni, mentre in primo grado era stato condannato a 4 anni, 4 mesi e 20 giorni.

Altri casi riguardano Vincenzo Mercurio (33), di Botricello, per cui è stata esclusa l’aggravante mafiosa, e Remo Mannolo (53), per cui l’aggravante di associazione armata sarà rivalutata. Stessa sorte per Carmine Ranieri (47), di Botricello, già condannato a 6 anni, e Giuseppe Trapasso (38), di Cutro, condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi: le sentenze saranno riesaminate solo su alcune attenuanti.

Il clan sanleonardese era già finito sotto i riflettori con l’operazione Malapianta nel maggio 2019, che ha portato alla luce il racket ultraventennale ai villaggi Serené e Porto Kaleo, guidato da Alfonso Mannolo e dai figli Remo e Dante Mannolo. Fondamentale anche la testimonianza di Giovanni Notarianni, titolare di Porto Kaleo e oggi testimone di giustizia, che ha aperto la strada a ulteriori denunce di imprenditori locali.

Nel maggio 2022, l’operazione Jonica ha svelato un progetto estorsivo più ampio, con ogni famiglia del clan assegnata a specifici villaggi per illeciti proventi. Spiccava il ruolo di Alfonso Mannolo come vertice e regista della consorteria, mentre Dante Mannolo gestiva la riscossione delle dazioni e la rinegoziazione degli importi con le vittime.