In merito a Mes e Recovery il leit motiv mediatico è piuttosto orientato: “Prendiamo i soldi del Mes perché sono a buon mercato e privi di condizionalità“; e sul recovery: “Occasione unica nel processo d’integrazione europea". A onor del vero tra Mes e Recovery non ci sono significative sostanziali differenze trattandosi, pur sempre, di prestiti che andranno restituiti. L’Europa chiede in prestito i soldi ai mercati e poi, a sua volta, li presta agli Stati. Anche la parte in sovvenzioni, quella che dovrebbe essere a fondo perduto, che corrisponde a circa la metà delle risorse del recovery, è garantita dal bilancio europeo che è essenzialmente alimentato dai contributi degli Stati membri, quindi dai cittadini.

Facile accesso ai mercati. Per gli Stati la convenienza di aderire al Mes ed al Recovery risiederebbe, in sostanza, nella facilità di accedere ai mercati ad un costo molto contenuto. Tuttavia, oggi, gli Stati membri si trovano nelle condizioni di finanziarsi autonomamente e a buon mercato, in altre parole hanno un facile accesso al credito sui mercati finanziari. Basti pensare che l’Italia emette bot annuali ad interesse negativo, btp triennali a costo zero e decennali attorno all’1%. Ciò perché la Banca Centrale Europea sta, di fatto, garantendo il debito pubblico dei singoli Stati membri acquistando sul mercato secondario, o rendendosi disponibile a farlo, illimitate quantità di titoli e ciò, ovviamente, tranquillizza i mercati.

I rischi dell'adesione. D’altro canto l’adesione al Mes ed il ricorso al Recovery implicherebbero un’esposizione finanziaria direttamente nei confronti dell’Europa che, con ogni probabilità, una volta terminata l’attuale fase di sospensione dei vincoli di bilancio, pretenderà, per non mettere a rischio il bilancio dell’Unione, in primis dai Paesi a più alto debito, una disciplina di bilancio difficilmente sostenibile. Appare pertanto più che ragionevole supporre che l’adesione al Mes ed il ricorso al Recovery siano, in chiave politica, operazioni prospetticamente poco avvedute, soprattutto per Paesi, come l’Italia, che partono con un elevato livello di debito pubblico.

Le altre strade percorribili. Indubbiamente in questa fase il debito pubblico deve comunque crescere, per sostenere con adeguati interventi l’economia in epoca pandemica, ma per finanziarlo, trovandosi nelle condizioni di poterlo fare, è più opportuno rivolgersi direttamente ai mercati piuttosto che frapporre l’intervento dell’Europa. Occorre altresì sottolineare che i tempi di rilascio delle risorse finanziarie provenienti dal Recovery sono incerti, comunque non immediati, e l’utilizzo della liquidità proveniente dal Mes è vincolata all’ambito sanitario. Pertanto la strada dei mercati con il paracadute Bce è, al momento, l’unica percorribile. È in ogni caso auspicabile che il sostegno della Banca centrale (unica istituzione in eurozona in grado di fornire garanzie finanziarie certe e liquidità illimitata) possa ulteriormente rafforzarsi nei confronti degli Stati membri diventando più incisivo e diretto.