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Un possibile punto di svolta processuale si apre nell’ambito del procedimento “Maestrale-Imperium-Olimpo”, il filone d’appello legato all’inchiesta della Dda di Catanzaro sulle presunte contiguità tra ambienti criminali e soggetti del Vibonese. Los scrive “il Quotidiano del Sud”. 

Nel corso dell’udienza tenutasi ieri in Corte d’Appello, i difensori Sergio Rotundo e Michelangelo Miceli hanno sollevato una questione preliminare relativa all’ammissibilità dell’appello presentato dalla Procura nei confronti di alcuni imputati assolti in primo grado.

Secondo la ricostruzione della difesa, il ricorso del pubblico ministero sarebbe stato depositato oltre i termini previsti, con un giorno di ritardo rispetto alla scadenza indicata (31 marzo 2025 invece del 30), e inizialmente in forma cartacea, con successivo deposito telematico. Un vizio procedurale che, se riconosciuto dalla Corte, potrebbe incidere sull’intero impianto dell’appello.

La Corte d’Appello, presieduta dal giudice Battaglia con i consiglieri Giglio e Fontanazza, si è riservata la decisione fissando la pronuncia sull’eccezione al 29 giugno.

Nel procedimento la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha impugnato numerose posizioni, mirando a riformare assoluzioni e condanne emesse nel giudizio abbreviato di primo grado, che aveva riguardato decine di imputati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, narcotraffico ed estorsione.

La sentenza del Gup distrettuale, emessa lo scorso 20 marzo, aveva disposto condanne e assoluzioni su un ampio ventaglio di posizioni, mentre la Procura contesta una presunta valutazione “frammentata” del compendio probatorio, ritenendo necessario un esame unitario degli elementi indiziari.

Il procedimento prosegue dunque tra Appello e primo grado ordinario, con il maxiprocesso ancora in corso davanti al Tribunale di Vibo Valentia, dove la sentenza è attesa nelle prossime settimane.