Svolta giudiziaria per Francesco Amantea, rimasto coinvolto nel blitz scattato nel maggio dello scorso anno contro le cosche dell’area lametina. Il Giudice per le Indagini Preliminari distrettuale, accogliendo l’istanza presentata dal legale di fiducia, l’avvocato Renzo Andricciola, ha disposto la sostituzione della misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari.

Amantea, indicato dagli inquirenti come soggetto di fiducia di Francesco Iannazzo, era stato arrestato con le pesanti accuse di associazione mafiosa, usura e detenzione di armi, reati inizialmente contestati con l’aggravante dell’agevolazione del clan.

La posizione dell'indagato era già stata oggetto di una parziale revisione da parte del Tribunale del Riesame. I giudici della libertà, infatti, avevano ridimensionato l’impianto accusatorio originario, annullando proprio le aggravanti mafiose. Una decisione che ha pesato sulla successiva valutazione del GIP, il quale, dopo nove mesi di custodia cautelare dietro le sbarre, ha ritenuto attenuate le esigenze cautelari concedendo la misura meno afflittiva in attesa dell'inizio del processo.

L'inchiesta che ha portato all'arresto di Amantea rappresenta un troncone fondamentale delle attività di contrasto alla 'ndrangheta nel circondario di Lamezia. L’operazione, coordinata dalla DDA di Catanzaro e condotta congiuntamente da Carabinieri e Polizia di Stato, aveva colpito complessivamente otto indagati.

Al centro delle indagini non solo i reati di estorsione e usura, ma anche l’intestazione fittizia di beni e l’uso indebito di dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti. Nel corso del blitz, oltre ai provvedimenti restrittivi, le forze dell'ordine avevano eseguito il sequestro preventivo di una società di autonoleggio e di ingenti somme di denaro, considerate provento delle attività illecite del gruppo criminale.