L'ex parlamentare e oggi esponente del Mns critico sulla "gestione elettorale" del caso Provincia

“L’emendamento numero 843 alla legge Finanziaria 2018-2020 presentato dal Governo e approvato dal Parlamento prevede un piano di 90 milioni di euro in tre anni (30 milioni di euro all’anno) per andare incontro alle Province in dissesto o in pre-dissesto che in tutto sono quindici: tre in dissesto (tra i quali figura Vibo) e dodici in pre-dissesto. Somme che saranno disponibili a febbraio si spera, anche se il nodo ancora da sciogliere riguarda la ripartizione dei fondi stessi”. Sulla Provincia è l’ex parlamentare Francesco Bevilacqua ad intervenire che una certezza la ha: “La torta è succulenta ma rischia di non bastare per tutti. Se tra i criteri verranno inserite la densità di popolazione e la superficie, la provincia di Vibo rischia di ritrovarsi con le briciole, addirittura con poco meno di un milione di euro all’anno. Tra gli enti che potranno beneficiare del provvedimento ci sono infatti anche Caserta e Salerno, città più grandi e sicuramente più ‘appetibili’ a livello politico”.

La vittoria di Pirro. Insomma, per l’esponente del Mns “il paradosso per quanto riguarda Vibo è che a cantare vittoria è lo stesso centrosinistra che ha portato in dissesto la Provincia avendola governata sin dalla sua istituzione. Si tratta di una situazione difficile da risolvere legata ad uno stato di forte deficit finanziario che per anni non ha consentito all’ente di assicurare servizi di alcun genere ai cittadini: dalla funzionalità delle scuole alla sicurezza sulle strade. Ammontano a 25 milioni di euro i fondi che, secondo una recente stima del presidente dell’ente Andrea Niglia, occorrono per salvare la Provincia. Per il solo riequilibrio di bilancio servirebbero 15 milioni di euro. Cifre che difficilmente il Governo potrà mettere sul tavolo per consentire alla nostra Provincia di superare le sue criticità”.

Le responsabilità. E per il senatore in questo contesto emergono “responsabilità politiche tutte di uno stesso ‘colore’ che al di là dei proclami pre-elettorali non possono essere sottaciute. L’ente è stato negli anni – chiosa – ‘prosciugato’ e, spesso, ha finito per essere il luogo ideale dove imboscare parenti e amici dei politici di turno. Un altro aspetto è quello legato invece al sistema elettorale che, dal momento in cui le Province non sono state più abolite, a mio avviso andrebbe rivisitato. Avrebbe più senso puntare sull’elezione diretta dei consiglieri e su un ruolo diverso dell’ente intermedio che è passato in secondo piano mentre in realtà continua ad essere l’interfaccia tra la popolazione e il territorio. Non si può pensare di eleggere gli amministratori provinciali, presidente compreso attraverso un’elezione di secondo grado che di fatto esautora i cittadini dalle scelte che contano. E se invece si dovesse voler abolire un ente, molto meglio pensare alle Regioni. Questo – conclude - consentirebbe un risparmio davvero robusto ed in più eliminerebbe un centro di potere spesso improduttivo e inutile. I cento e passa miliardi di spesa sanitaria e i 17 miliardi di contributi a fondo perduto che oggi sono gestiti da 20 diversi centri di spesa regionali, una volta ricondotti ad un unico centro decisionale (allo Stato) si ridurrebbero di colpo, altro che spending review!”.