Nel carcere di Cantù Mombello, Giacomo Bozzoli ha chiesto informazioni su come poter incontrare il figlio.

È quanto si apprende da fonti della penitenziaria. Bozzoli, sorvegliato a vista in una cella dell'istituto penitenziario di Brescia dopo undici giorni di latitanza, ha ribadito la sua innocenza.
Bozzoli ha trascorso la sua prima notte in cella, non nello spazio "nuovi arrivi", come avviene solitamente, ma in una cella singola e sorvegliato a vista. Una scelta effettuata subito dopo l'immatricolazione e la visita medica che Bozzoli ha sostenuto dopo essere entrato a Canton Mombello alle 22.23. Bozzoli era sotto choc e la scelta della sorveglianza a vista - con un agente fisso che lo ha controllato tutta notte - sarebbe stata dettata per il pericolo che potesse compiere atti autolesionistici.

Dopo l'arresto Bozzoli avrebbe raccontato che era sua intenzione scrivere una lettera agli avvocati, alla famiglia e ai magistrati per professarsi ancora una volta innocente in merito all'omicidio dello zio Mario.

La svolta nelle indagini è venuta ieri mattina alle 5 e 30 quando Bozzoli è stato intercettato e la Procura ha disposto così un blitz in tutte le abitazioni della famiglia in provincia di Brescia. Dopo la prima perquisizione a vuoto, il ritrovamento è venuto nel pomeriggio, quando Giacomo Bozzoli è stato trovato dai carabinieri nel cassone di un letto matrimoniale nella villa di Soiano del lago.

Non è previsto nella giornata di oggi l'interrogatorio. Gli inquirenti potrebbero sentirlo nei prossimi giorni in merito alla latitanza durata quasi due settimane. (Ansa)