La rosa e il treno, la speranza, gli amori, le notti, il viaggio, l'allegria e il sogno: c'era proprio tutto di Sergio Endrigo nello spettacolo “Canzone per te” allestito al Moderno di Vibo Valentia. Un cast di eccezione e di livello, ha completato un omaggio che è stato più di una riscoperta di un autore che, postumo, ha vinto un Oscar virtuale. Può essere soddisfatta la “patron” dell'evento Maria Teresa Marzano che per una sera ha fatto rituffare il pubblico nelle magiche atmosfere vibonesi degli anni sessanta (quelle del Festival vibonese per intenderci). Era successo un anno fa con Luigi Tenco e ancora prima con De Andrè e Battisti, eventi che servono non solo per riportare alla memoria musiche e testi storici della canzone italiana, ma anche per tentare di risvegliare dal torpore una città che vive nella sua memoria. “Vibo c'è o non c'è, una città straordinaria e strana”, esordisce, infatti, Peppe Voltarelli, presentatore d'eccezione della serata. Una partenza lenta, lo spettacolo sembra farraginoso all'inizio, viene riscattata da un finale pirotecnico. L'ouverture è della cantautrice crotonese Floriana Mungari, voce da gospel, cui toccherà anche la chiusura con il trio di sorelle e l'Arca di Noè, con Lontano dagli occhi. A seguire sale sul palco Domenico Barreca, accompagnato dalla Ensemble Piccola Orchestra, che interpreta una delle più belle canzoni del cantautore di Pola, Adesso sì. Peppe Voltarelli volteggia sul palco con humour, cercando di superare gli ostacoli logistici di una struttura prestata alla musica, e fa anche quello che gli riesce meglio: cantare. All'eclettico artista cosentino toccano le interpretazioni di La prima compagnia e Mille lire, con tono vibrante, caldo e forte, come i testi pretendono.

Sulle note di Nelle mie notti, esaltate alla viola e dalla voce di Chiara Tomaselli, viene subito alla mente la colonna sonora de Il Postino di Massimo Troisi, per la quale Luis Bacalov vinse l'Oscar nel 1996, plagiando in parte la composizione di Endrigo. Nel 2013 arriva il riconoscimento ufficiale alla Siae della co-paternità della musica da parte di Bacalov. La Tomaselli fa il bis con Io che amo solo te, una delle canzoni più conosciute di Endrigo. Natalia Saffioti e Saverio Garipoli cantano il motivo che è il manifesto dell'evento, Canzone per te, con la quale, in coppia con il brasiliano Roberto Carlos, Endrigo vince il Festival di Sanremo 1968.
Lo show decolla con Pippo Lico che canta e riarrangia la bellissima Viva Maddalena, strappando un lungo applauso anche per l'approccio informale, seguito da Floriana Mungari con La colomba e l'attore Dario De Luca che recita e canta Via Broletto 34, testo forte su un delitto a sfondo passionale, un femminicidio diremmo oggi. De Luca fa anche spesso da spalla a Voltarelli, dando lettura di barzellette che Endrigo amava raccontare nelle pause o nei convivi.
Ricordando il periodo brasiliano di Endrigo, arriva sul palco del Moderno la cantautrice fiorentina Barbara Casini, massima esponente in Italia della musica popolare carioca, che alla chitarra mette in fila tre capolavori: La casa, Girotondo intorno al mondo e Le parole dell'Addio.
Una miscela argentino-sarda (esplosiva) è quella che propongono il pianista Natalio Mangalavite e Monica Demuru, due artisti che non hanno mai posto limiti o confini al loro modo di vivere, suonare o interpretare la musica e che si calano benissimo nei brani da loro proposti, forti di un consolidato sodalizio: La rosa bianca, Mani bucate e Aria di neve.

Siamo al rush finale. L'attore vibonese Paolo Cutuli declama Il canto dei nuovi migranti, una poesia di Franco Costabile, poeta lametino morto suicida nel 1965, per dare il la ai Parafonè, privi dell'influenzato solista Bruno Tassone (sostituito per l'occasione da Voltarelli), con la reinterpretazione in chiave etnica de Il treno che viene dal Sud. Un arrangiamento spettacolare che praticamente nasce nelle prove pomeridiane, come per Teresa l'altro brano loro affidato.
Chiude Floriana Mungari accompagnata dalle sorelle Maria Vittoria e Sabrina per un inedito trio per l'Arca di Noè, presentata dal cantautore triestino e da Iva Zanicchi al Festival di Sanremo del 1970, fra aspre critiche di buona parte della stampa. “Questa, comunque, è una canzone che canto ancora oggi e riesco a strappare sempre un applauso supplementare in maniera un po’ ruffiana”, dichiarò una volta Endrigo. E l'applauso supplementare gli sarà giunto tra le nuvole e l'infinito anche da Vibo Valentia, in una fredda serata di febbraio.