La Corte di Cassazione, VI Sezione Penale, ha accolto i ricorsi presentati dalle difese nell’ambito dell’indagine antidroga coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che lo scorso marzo aveva portato all’arresto di sei persone accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

La decisione è arrivata all’esito dell’udienza camerale dell’8 ottobre, durante la quale la Suprema Corte ha esaminato i ricorsi presentati dagli avvocati Arturo Bova, difensore di Fabio Bevilacqua, della moglie Luana Pappaianni, e da Salvatore Iannone, legale di Cosimo Bevilacqua. I giudici hanno disposto l’annullamento con rinvio, ordinando un nuovo esame da parte di un’altra sezione del Tribunale della Libertà di Catanzaro.

L’operazione, condotta dai Carabinieri nel marzo scorso, aveva disarticolato quello che, secondo l’accusa, sarebbe stato un sodalizio criminale a carattere familiare attivo nella zona sud di Catanzaro, in particolare nei quartieri Pistoia e viale Isonzo. Gli investigatori ritenevano che la rete, guidata da Fabio Bevilacqua, gestisse un consistente flusso di cocaina ed eroina destinato al mercato locale, avvalendosi anche di alcuni familiari per il confezionamento e la distribuzione delle dosi.

La difesa ha però sollevato questioni di legittimità riguardo alle intercettazioni effettuate tramite captatore informatico, sostenendo che il cosiddetto Trojan fosse stato attivato al di fuori dei limiti temporali fissati dal decreto autorizzativo del giudice per le indagini preliminari.

Sebbene la motivazione della Cassazione non sia ancora stata depositata, secondo il legale Arturo Bova il pronunciamento della Suprema Corte avrebbe accolto proprio questa linea difensiva, con effetto estensivo anche nei confronti degli altri imputati.

Nei prossimi giorni sarà fissata la nuova udienza davanti al Tribunale della Libertà di Catanzaro, che dovrà riesaminare i presupposti delle misure cautelari. Non si esclude che, all’esito della nuova valutazione, gli indagati possano essere rimessi in libertà, qualora non siano detenuti per altri procedimenti.