Nel Vibonese luce sull’omicidio di Filippo Ceravolo: arrestati i presunti killer (NOMI)
Le nuove risultanze investigative, basate anche su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, individuerebbero ora i presunti responsabili del delitto

Non solo un’operazione antimafia, ma una svolta attesa da anni: nell’inchiesta che colpisce le Preserre vibonesi riemerge anche l’omicidio di Filippo Ceravolo, il 19enne ucciso nel 2012 in un agguato maturato nel contesto della faida tra clan.
I carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, con il supporto dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri, hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Quindici le persone coinvolte, cinque già detenute, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata e reati in materia di armi.
L’operazione, con epicentro a Soriano Calabro, ha interessato anche diverse città italiane, da Torino a Sassari, fino a Teramo, Terni e Viterbo, colpendo presunti esponenti del clan Loielo.
Tra i punti centrali dell’inchiesta, denominata “Jerakarni”, la ricostruzione dell’agguato costato la vita a Ceravolo, ritenuto dagli investigatori una vittima innocente. Secondo l’accusa, il vero obiettivo dei sicari sarebbe stato Domenico Tassone, alla guida dell’auto colpita quella sera.
Le nuove risultanze investigative, basate anche su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, individuerebbero ora i presunti responsabili del delitto. Un passaggio che potrebbe segnare una svolta giudiziaria su una vicenda rimasta a lungo senza verità.
Tra gli indagati nell’inchiesta figurano a vario titolo: i fratelli Rinaldo e Valerio Loielo, il cugino Rinaldino Loielo e, ancora Alessandro Nesci e Nicola Ciconte. Le loro posizioni sono al vaglio della magistratura e per tutti vale la presunzione di innocenza.
