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Da volto noto degli eventi cittadini dedicati allo street food a protagonista di un’aula di tribunale, con accuse che rischiano di cambiare radicalmente il corso della sua vita. È la parabola giudiziaria di Francesco Ferrara, per il quale la Procura di Torino ha chiesto una condanna a dieci anni di reclusione al termine della requisitoria. Un passaggio cruciale in un processo che, secondo gli inquirenti, racconta molto più di semplici controversie economiche.

Al centro dell’inchiesta c’è quello che l’accusa definisce il “metodo Ferrara”: una presunta strategia fatta di intimidazioni, pressioni e, in alcuni casi, violenze per gestire rapporti economici e debiti. Le contestazioni sono gravi e spaziano dall’estorsione alle lesioni, fino al sequestro di persona e alla violenza privata, con l’aggravante del metodo mafioso legato a presunti contatti con ambienti della ’ndrangheta. Un elemento che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente la posizione dell’imputato.

L’indagine è partita dalla denuncia di un ex collaboratore che rivendicava un credito non saldato, ma nel tempo si sarebbe allargata, portando alla luce altri episodi simili. In aula sono stati richiamati intercettazioni e messaggi ritenuti rilevanti dall’accusa, mentre la difesa respinge ogni addebito, parlando di una ricostruzione distorta dei fatti. Il processo proseguirà nelle prossime udienze.