E' accaduto a Badolato, nel Catanzarese. Della vicenda si era occupato Luigi De Magistris quando era ancora pubblico ministero

Estorsione aggravata dalle modalità mafiose ad una società modenese che ha realizzato il porto di Badolato. Queste le ragioni dell'inchiesta nell'ambito della quale è stato rinviato a giudizio  il neo sindaco di Badolato Gerardo Mannello, in concorso con Vincenzo Gallelli, 73 anni, detto "Cenzo Macinju", ritenuto il presunto boss di Badolato, ed altre tre persone: Andrea Santillo, Angelo Domenico Paparo e Gianfranco Pietro Gregorace.

Mannello

Il Comune, sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2014, era tornato alle urne il 6 giugno scorso. Al centro dell’inchiesta i lavori per la realizzazione del porto turistico di Badolato e le presunte richieste estorsive rivolte dal clan locale, alla ditta emiliana che si era aggiudicata l’appalto, la Salteg. Una vicenda di cui si era occupato Luigi De Magistris quando era ancora pm a Catanzaro e che, oltre all’estorsione, contestava agli 11 indagati anche il reato di truffa. Nel novembre 2007, però, il gup Antonio Battaglia pronunciò una sentenza di non luogo a procedere. Solo molto tempo dopo alcuni soci dell’azienda modenese avrebbero scelto di parlare con gli investigatori.

Vincenzo Galelli

Gerardo Mannello

Raccolti gli elementi la Dda di Catanzaro ha deciso di chiedere la revoca della precedente sentenza di non luogo a procedere. Per gli inquirenti infatti, il sindaco, il boss e gli altri tre indagati avrebbero costretto la Salteg ad «affidare i lavori di sub appalto alle ditte riconducibili a Vincenzo Gallelli» e ad acquistare materiale e forniture a "prezzi maggiorati".