Raffaele Mammoliti
Raffaele Mammoliti

Nel cuore di una Calabria che fatica a ripartire dopo le feste, tra crisi occupazionali e vertenze aperte, il dibattito politico si accende su una cifra che non è passata inosservata: 350mila euro. È lo stanziamento approvato dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale per liquidare le indennità di fine mandato a ventitré ex inquilini di Palazzo Campanella.

​L'operazione, seppur contestata dall'opinione pubblica, poggia su basi normative solide. Si tratta di un sistema di accantonamento che, a fronte di una trattenuta mensile del 3% (circa 150 euro), garantisce una buonuscita di 5.100 euro per ogni anno di attività. Per chi ha servito nell'ultima legislatura di quattro anni, il calcolo si traduce in un assegno da oltre 20mila euro.

​In questo scenario di polemiche sui costi della politica, emerge con forza la posizione di Raffaele Mammoliti. L'ex consigliere regionale ha voluto chiarire la propria totale estraneità alla riscossione di tali privilegi, sottolineando come la coerenza debba prevalere sui vantaggi economici.
​«Voglio ribadire con chiarezza che non percepirò né il trattamento di fine mandato né alcun mini-vitalizio», ha dichiarato Mammoliti. «La mia è una scelta netta: ho rinunciato a questi vantaggi già nella precedente legislatura, quando presentai una proposta di legge per il taglio dei costi della politica. È la dimostrazione che ai proclami possono seguire i fatti concreti».
​Per Mammoliti, la questione non è solo contabile, ma profondamente etica. Il consigliere ha rivendicato i valori della militanza e del senso di appartenenza come motori esclusivi dell'agire pubblico, distanziandosi da una visione "mercantilistica" della rappresentanza.
​«La politica si fa per passione e consapevolezza della propria missione», ha concluso. «Questi sono valori che non si acquistano al supermercato. Se l’impegno civile non viene esercitato con una reale vocazione, il rischio è quello di provocare danni irreparabili alla società e alle istituzioni».