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Non si tratta solo di attrezzature distrutte, ma di un’interruzione potenzialmente critica nell’assistenza sanitaria ai detenuti. È questo il quadro che emerge dopo il grave episodio verificatosi nella Casa circondariale di Arghillà, dove sono state danneggiate le apparecchiature destinate alla telemedicina e ai servizi sanitari interni.

A denunciarlo è il Garante regionale delle persone private della libertà, che definisce quanto accaduto un fatto di “eccezionale gravità istituzionale, umana e civile”, sottolineando come il gesto abbia colpito direttamente la possibilità di garantire cure e dignità all’interno dell’istituto penitenziario.

Secondo quanto riferito, la distruzione dei dispositivi rischia di compromettere un servizio ritenuto essenziale per la gestione sanitaria dei detenuti, in un contesto già segnato da criticità strutturali e organizzative. Particolare preoccupazione riguarda l’impatto sugli interventi medici a distanza e sulla continuità delle terapie per le persone più fragili.

Il Garante parla di un sistema “fortemente compromesso” e richiama la necessità di un intervento immediato e coordinato tra amministrazione penitenziaria e sistema sanitario regionale, oltre a un rafforzamento delle misure di sicurezza interne.

Nelle prossime ore verranno richiesti chiarimenti istituzionali nelle sedi competenti, mentre cresce l’allarme per le condizioni complessive dell’istituto, dove la gestione di detenuti con fragilità psichiatriche e comportamentali rappresenta già da tempo una delle principali criticità operative.