L’Istituto "Morelli-Colao" di Vibo Valentia, guidato dal dirigente Raffaele Suppa, da tanti anni partecipa in maniera attiva al progetto "Gutenberg", iniziativa che mira a "far leggere il mondo attraverso la lettura, la contemporaneità attraverso le voci degli scrittori del nostro tempo". Il progetto, grazie al presidente Armando Vitale e al Liceo Galluppi di Catanzaro, presieduto dalla dirigente scolastica Elena De Filippis, ha ormai assunto un ruolo di primo piano nella cultura calabrese, coinvolgendo molte scuole e associazioni.

In questa XIX edizione del Gutenberg, in corso di svolgimento (23-28 maggio), si tratta il tema "Alfabeti del mondo nuovo". Gli alunni del Morelli-Colao, coordinati dalle professoresse referenti del progetto Anna Melecrinis e Chiara Marasco, sono i veri protagonisti di un viaggio fra i libri e i loro autori; un viaggio fatto di confronti e dialoghi con scrittori, filosofi, docenti universitari quali Mario Lentano, Leonardo Caffo, Massimo Salvadori, Antonio Prete, Luigi Ferrajoli, Filippo La Porta.

Particolarmente interessante è stato l’incontro con lo scrittore Domenico Dara, che ha affascinato gli studenti del Morelli- Colao. Lo scrittore ha risposto alle domande appassionate dei giovani lettori sulla sua opera Malinverno, romanzo “magico” che racconta l'amore per i libri e per la letteratura.

 

La studentessa Monica Tassone ha recensito l'opera:

Domenico Dara ambienta il romanzo a Timpamara, un paesino immaginario della Calabria in cui è installata la più antica cartiera  della regione, a cui, poco dopo si è aggiunto un maceratoio.

In questo impianto, per la fabbricazione della carta riciclata, vengono raccolti quintali di carta usata, riviste, quaderni, libri, enciclopedie, che poi vengono mandati al macero. Grazie a questi impianti, le parole sono nell'aria, le poesie, i romanzi sono di tutti. Gli operai della cartiera, infatti,cominciano a leggere qualche frammento di carta e a farlo leggere alla famiglia. Da lì le parole, le pagine della letteratura impregnano l’esistenza della piccola comunità.

Dice l’autore a pag.15 : “ sui davanzali, panchine, (…) e perfino sui cappelli delle signore, poteva trovarsi la pagina di un romanzo”. Di Timpamara è Astolfo Malinverno, figlio di Vito Malinverno e Catena Seminara l’Immaginosa.  Nato zoppo, ha due centimetri di carne in meno in una gamba. Molto amato dai genitori, rimane presto orfano: perde la madre a solo dodici anni e poco dopo anche il padre.

Astolfo Malinverno è un particolarissimo bibliotecario che ricorda tanti personaggi letterari e che inevitabilmente fa pensare al bibliotecario per eccellenza, quel Mattia Pascal che, dopo aver rinunciato alla sua identità finisce per andare a visitare la sua tomba al cimitero.

Il ruolo di bibliotecario permette ad Astolfo di non essere più semplicemente lo zoppo del paese, ma un punto di riferimento per gli abitanti particolarissimi di Timpamara.

Un giorno, il messo comunale gli annuncia un nuovo impiego. Il pomeriggio continuerà sempre ad occuparsi della biblioteca,  ma la mattina sarà sempre il guardiano del cimitero.

Inizialmente smarrito e disorientato, Astolfo si chiede da dove cominciare e lentamente mescola le storie dei romanzi con quelle dei compaesani ,dei visitatori del cimitero e degli estinti. A incuriosirlo  è soprattutto una lapide, senza nome e senza date: dice l'autore “...solo una fotografia, una donna dallo sguardo candido e franco, i capelli divisi in due bande liscissime e l'incarnato pallido(...)”

Se ne innamora e le dà il nome di Emma, come la protagonista di Madame Bovary, perché  scorge nei suoi occhi la stessa tristezza che aveva trovato tra le pagine di quel libro. Poi accade qualcosa di inconsueto, appare al cimitero una donna misteriosa: ha gli stessi occhi della ragazza della foto, la sua stessa bellezza. La vita di Astolfo viene segnata per sempre. È la stessa persona?

A questo punto mi fermo dicendo solo che il finale è strabiliante ed è necessario leggere il romanzo fino in fondo.

Tutto nel romanzo appare intrappolato in un'atmosfera fiabesca,un intreccio tra vita e morte perché come dice l’autore “ è questo uno dei grandi paradossi dell’uomo: il senso della vita viene dato dalla morte. È da lì che nascono, il rimpianto, il senso del tempo, la nostalgia, la tristezza, la bellezza di alcuni sguardi, da dolce malinconia di certe carezze, i gesti d’amore che portano il peso inconsapevole della perdita, perchè quando si bacia qualcuno perché davvero si vuole baciarlo, dentro di noi temiamo  che quella cosa potrebbe non più essere e per questo è bello farlo, perché potrebbe scomparire, potremmo non più baciare, non più accarezzare ”

C’è una leggerezza pensosa in questo romanzo che ha il profumo dei libri, delle parole dimenticate, dei sogni e delle allucinazoni.

È un romanzo che racconta l'amore per i libri e per la letteratura. Anche il nome del protagonista , come molti nomi scelti dagli abitanti del paese,rimanda alla letteratura, all'Orlando furioso di Ariosto. Astolfo è proprio colui che recupera il senno di Orlando.

Che dire...Tuffatevi nella lettura di questo romanzo che ad ogni pagina regala emozioni, commozione e un pizzico fatale di mistero!