Hanno un nome e un cognome i presunti mandanti dell'omicidio dell'avvocato Francesco Pagliuso avvenuto la sera de 9 agosto del 2016 nel giardino della sua abitazione a Lamezia Terme. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ad ordinare l'assassinio del legale lametino sarebbero stati Pino Scalise, 61 anni di Soveria Mannelli, e Luciano Scalise 41 anni di Decollatura. E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip distrettuale di Catanzaro Paolo Mariotti che segue le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Catanzaro e coordinate della Procura antimafia guidata da Nicola Gratteri. Il gip ha accolto la richiesta avanzata dalla Dda per quanto riguarda Luciano mentre non ha ritenuto sufficienti gli elementi a carico di Pino Scalise. Nelle 50 pagine di provvedimento viene contestata l’accusa di associazione mafiosa a Marco Gallo, il perito 32enne già accusato di essere l’autore degli omicidi di Francesco Pagliuso, Gregorio Mezzatesta e Francesco Berlingieri.

Il capo di imputazione. Tra i vari capi di imputazione, ai due Scalise viene contestato dalla Procura antimafia "in concorso morale e materiale tra di loro, quali capi dell'omonima cosca ed in qualità di mandanti, e con il killer Marco Gallo (la cui posizione specifica è oggetto di un altro procedimento penale) di aver deliberato l'assassinio dell'avvocato Francesco Pagliuso, incaricando per la materiale esecuzione il loro sodale Gallo". Un delitto che secondo quanto scrive il gip sarebbe stato commissionato perché Pagliuso era ritenuto dagli Scalise "responsabile di aver agevolato e favorito il capo della cosca rivale Domenico Mezzatesta, sia nel processo che vedeva quest'ultimo, insieme al figlio Giovanni, responsabile del duplice omicidio di Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo all'interno del Bar del Reventino, sia nel periodo della sua latitanza, proprio durante la quale veniva eliminato Daniele Scalise (ucciso il 28 giugno del 2014), che era certamente esponente di spicco dell'omonimo gruppo criminale di stampo 'ndranghestico operante nella cosiddetta zona del montagna lametina".




Indagati. Complessivamente sono quindici gli indagati i cui nomi figurano nell'ordinanza firmata dal gip Mariotti nell'ambito dell'inchiesta denominata "Reventinum" che ha portato lo scorso 10 gennaio all'arresto di 12 persone ritenute appartenenti a due consorterie criminali operanti tra Soveria Mannelli, Decollatura e Platania, nella zona montana del Lametino. Gli inquirenti ritengono di aver fatto luce su un cruento scontro che per anni ha messo di fronte gli Scalise e i Mezzatesta, protagonisti di una sanguinosa faida per il controllo del territorio. Ci sono quindi tre nuovi indagati.  tre nuovi indagati. Si tratta di Domenico e Giovanni Mezzatesta, quali capi della cosca contrapposta a quella degli Scalise e Marco Gallo, come presunto esecutore materiale del delitto del penalista. Questi i nomi degli indagati: Pino Scalise di Soveria Mannelli, Luciano Scalise di Decollatura, Andrea Scalzo di Decollatura, Angelo Rotella di Serrastretta, Vincenzo Mario Domanico di Soveria Mannelli, Salvatore Domenico Mingoia di Decollatura, Cleo Bonacci di Decollatura, Eugenio Tomaino di Decollatura, Giuliano Roperti di Domodossola, Ionela Tutuianu di Domodossola, Giovanni Mezzatesta (classe '76) di Decollatura, Livio Mezzatesta di Decollatura, Domenico Mezzatesta di Soveria Mannelli, Giovanni Mezzatesta (classe '74) di Soveria Mannelli, Marco Gallo di Lamezia Terme.

Scarcerati. Il gip ha ritenuto non sussistenti gli elementi per le esigenze cautelari nei confronti di cinque dei quindici indagati (tutti detenuti per altra causa). Si tratta di Eugenio Tomaino, Giovanni Mezzatesta (classe '76), Livio Mezzatesta. Giuliano Roperti e Ionela Tutuianu che pertanto sono stati scarcerati.